Papilloma virus: infezione, sintomi e prevenzione

Il papilloma virus, conosciuto come HPV, è un’infezione che non dà sintomi evidenti ma che può essere molto pericolosa.

Papilloma virus infezione, sintomi e prevenzione

Rappresenta infatti il fattore di rischio principale per la comparsa del tumore alla cervice uterina (collo dell’utero) e di altri tumori.

Si tratta di un virus che si diffonde facilmente e che va tenuto sotto controllo attraverso specifici esami da fare con regolarità.

Il virus

Esistono moltissimi tipi diversi di Papilloma virus. Alcuni più pericolosi di altri in quanto possono produrre lesioni a carico della cervice uterina. Diventando serio fattore di rischio per il tumore. Altre forme virali più lievi possono invece provocare lesioni benigne come i condilomi.

Attualmente sono stati identificati più di 100 ceppi diversi del papilloma virus che si differenziano in non oncogeni ed oncogeni.

I primi determinano l’insorgere di verruche e condilomi genitali.

I virus oncogeni sono invece responsabili del 90% dei tumori della cervice uterina, della zona ano-genitale e del pene.

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (LARC) ha confermato l’evidenza oncogena per 12 tipi di papilloma virus.

I tipi oncogeni di papilloma virus sono anche responsabili di circa il 90% dei tumori dell’ano, 70% dei tumori della vagina, 50% dei tumori del pene e 40% dei tumori della vulva. L’Hpv risulta inoltre responsabile del 26% dei tumori dell’orofaringe. Inclusi i tumori delle tonsille e della base della lingua.

Generalmente il sistema immunitario è in grado di guarire da solo dall’infezione. Ma anche se non si evidenziano più lesioni è possibile che il virus sia ancora presente nell’organismo e dunque si può trasmettere al partner.

Come si contrae il Papilloma virus

L’infezione da papilloma virus si trasmette sessualmente (non solo con rapporti completi).

E’ particolarmente diffusa, soprattutto tra le donne, proprio perché non presenta sintomi particolari. Le persone spesso non sanno di averla e non prendono precauzioni a riguardo.

La maggior parte delle donne lo contrae almeno una volta nella vita. In alcuni casi l’infezione si sviluppa anche dopo anni dal momento in cui è stata contratta.

Non è detto quindi che il contagio sia dovuto all’attuale partner.

Numerosi studi concordano nel ritenere la giovane età, il numero dei partner sessuali e la giovane età al momento del primo rapporto sessuale, i fattori di rischio più rilevanti per l’acquisizione dell’infezione da papilloma virus.

Storia dell’infezione

L’infezione da Hpv è molto frequente nella popolazione.

Si stima infatti che fino all’80% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita con un papilloma virus.

Con un picco di prevalenza nelle giovani donne fino a 25 anni di età.

La storia naturale dell’infezione è fortemente condizionata dall’equilibrio che si instaura fra ospite e virus.

Esistono, infatti, tre possibilità di evoluzione dell’infezione da Hpv:

  1. regressione
  2. persistenza
  3. progressione

La maggior parte delle infezioni papilloma virus è transitoria, perché il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno.

Il 60-90% delle infezioni da papilloma virus, incluse quelle da tipi oncogeni, si risolve spontaneamente entro 1-2 anni dal contagio.

La persistenza dell’infezione virale è invece la condizione necessaria per l’evoluzione verso il carcinoma. In questo caso, si possono sviluppare lesioni precancerose che possono progredire fino al cancro della cervice (vedi immagine).

In caso di infezione persistente, il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa 5 anni, mentre la latenza per l’insorgenza del carcinoma cervicale può essere di decenni (20-40 anni).

Il fumo di sigaretta, l’uso di contraccettivi orali, l’elevato numero di parti, la presenza di altre malattie sessualmente trasmesse sono cofattori nella carcinogenesi cervicale favorendo la progressione da infezione a lesioni precancerose.

Sintomi dell’infezione

Spesso la presenza di Papilloma virus non dà nessun sintomo e si risolve da sola grazie alle difese immunitarie del nostro corpo. Che se funzionano al meglio riescono a sconfiggere il virus.

In alcuni casi invece possono comparire delle lesioni benigne nella zona del collo dell’utero. Anche in questo caso, è possibile vadano via da sole senza fare alcun trattamento.

Si tratta in particolare dei condilomi genitali noti anche come creste di gallo. Piccole escrescenze simili alle verruche. Che possono sorgere sia nel canale vaginale che sui genitali maschili.

I condilomi non sono pericolosi ma fastidiosi in quanto a tratti provocano prurito e bruciore.

Forme pericolose di papilloma virus

Esistono delle specie di papillomi virus che provocano lesioni più pericolose che possono degenerare nel giro di alcuni anni in cellule cancerose.

Una volta arrivati a questo punto i sintomi possono diventare molto più evidenti:

  • Perdite di sangue durante i rapporti sessuali
  • Dolore alla zona pelvica
  • Perdite maleodoranti
  • Fuoriuscite di sangue al di là del ciclo mestruale o anche in menopausa

Il virus può però attaccare anche altre mucose o zone del corpo. In questo caso possono apparire ad esempio le classiche verruche.

Come fare la diagnosi

Con una certa regolarità è necessario sottoporsi ad un Pap-test che di per sé non è in grado di trovare il virus ma piuttosto di individuare l’eventuale presenza di lesioni.

Potrebbe anche essere necessario sottoporsi ad un esame endoscopico. Che valuta le anomalie segnalate dal Pap test al collo dell’utero o alle pareti vaginali.

Ulteriori accertamenti prevedono una biopsia dei tessuti lesi per essere sicuri al 100% della diagnosi.

Per la diagnosi del Papilloma Virus potrebbe bastare tra breve un semplice esame delle urine. Lo afferma uno studio condotto dalla London School of Medicine and Dentistry.

Gli scienziati hanno infatti scoperto che i test delle urine possono aiutare a individuare il papilloma virus. Questo tipo di analisi, essendo molto più semplice e meno invasivo, potrebbe convincere tutte quelle donne.

Anche quelle restie a sottoporsi al pap-test. Convincerle a monitorare la situazione e scoprire in tempo l’eventuale presenza del papilloma virus. Secondo un recente sondaggio, infatti, il numero di giovani donne che si sottopone al pap-test ogni tre anni è diminuito molto.

Secondo i ricercatori, l’esame delle urine dovrebbe essere considerato come uno degli strumenti per individuare il virus, in alternativa al pap-test: la scelta potrebbe aumentare la copertura dello screening, invogliando più donne a sottoporsi agli esami, e potrebbe anche essere d’aiuto nei paesi più poveri.

Per quanto riguarda la prevenzione, è sempre bene evitare rapporti a rischio utilizzando il preservativo.

C’è da precisare però che questo sistema non permette sempre di tenersi alla larga dal contagio. Dato che il virus potrebbe trovarsi anche in zone non coperte dal profilattico.

La vaccinazione

Il ruolo eziologico dell’Hpv nell’insorgenza dei tumori cervicali ha aperto la strada alla prevenzione primaria attraverso la vaccinazione. Al momento sono disponibili due vaccini preventivi contro l’Hpv.

Il vaccino quadrivalente e il vaccino bivalente, autorizzati in Europa a settembre 2006 e 2007 rispettivamente.

Ambedue i vaccini sono indicati contro le lesioni genitali precancerose della cervice uterina, della vulva e della vagina e del cancro della cervice uterina causati da Hpv 16 e Hpv 18.

Il vaccino quadrivalente è indicato anche per la protezione contro le lesioni preinvasive e invasive dell’ano da Hpv 16 e 18 e protegge contro Hpv 6 e Hpv 11, responsabili del 90% dei condilomi genitali.

Entrambi i vaccini hanno mostrato un certo grado di cross-protezione anche verso altri tipi oncogeni di papilloma virus.

Età di somministrazione

Per entrambi è prevista una somministrazione per via intramuscolare. Si prevedono due dosi di vaccino a 0 e 6 mesi nei soggetti fino a 14 anni per il bivalente. A 13 anni per il tetravalente. Oltre questa età, sono previste tre dosi: a 0-1-6 mesi e 0-2-6 mesi rispettivamente.

I vaccini sono stati valutati a partire dai 9 anni di età. Entrambi i prodotti inducono una risposta immune in oltre il 90% dei soggetti vaccinati e hanno mostrato un ottimo profilo di sicurezza.

Per ambedue i vaccini ci sono studi che indicano la persistenza di anticorpi circa 9 anni dopo la vaccinazione, pertanto ad oggi non è indicata una dose di richiamo.

L’efficacia clinica del vaccino è stata valutata in donne tra 16 e 45 anni e oltre.

L’efficacia vaccinale nel prevenire le lesioni precancerose correlate ai tipi contenuti nel vaccino è stata del 90-100% nelle donne che non erano state infettate dai tipi di Hpv contenuti nel vaccino.

L’efficacia si riduce a circa il 50% se si considerano anche le donne infettate con almeno uno dei tipi di Hpv contenuti nel vaccino, e quelle che non avevano completato il ciclo vaccinale.

Pertanto, per garantire la massima efficacia della vaccinazione, l’Oms raccomanda di immunizzare le ragazze prima del debutto sessuale. Indicando le preadolescenti tra i 9 e i 13 anni di età come target primario della vaccinazione.

Il vaccino quadrivalente è stato studiato anche nella popolazione maschile, mostrando un buon profilo di sicurezza e immunogenicità. Nei maschi il vaccino è stato dimostrato essere efficace nella prevenzione del 90% dei condilomi genitali dovuti a tipi di Hpv contenuti nel vaccino.

dati di efficacia disponibili per le lesioni genitali precancerose sono promettenti. Ma devono essere consolidati attraverso studi su popolazioni più ampie.

Situazione in Italia

In Italia la vaccinazione è offerta attivamente e gratuitamente alle ragazze nel dodicesimo anno di vita, con un’adesione di circa il 70%.

In sette Regioni l’offerta attiva è stata progressivamente estesa anche a ragazze più grandi (la fascia di età è variabile tra le Regioni). Dal 2015 alcune Regioni offrono il vaccino anche ai maschi nel dodicesimo anno di vita.

È in corso di valutazione un nuovo vaccino 9-valente, che oltre a Hpv 6, 11, 16 e 18, assicurerebbe la protezione contro altri 7 sierotipi oncogeni.

È importante sottolineare che, dal momento che i vaccini disponibili contro l’Hpv non prevengono la totalità delle infezioni da Hpv ad alto rischio, la vaccinazione non sostituisce l’abituale screening del collo dell’utero e quindi le donne devono comunque effettuare il Pap-test o l’Hpv test secondo le regole dello screening nazionale.

La terapia

Non esistono specifici farmaci contro l’HPV ma è possibile trattare solo gli effetti che provoca.

Se si trovano lesioni benigne come i condilomi generalmente si tende ad eliminarle con la terapia laser, diatermocoagulazione, crioterapia. Oppure con soluzioni topiche a base di specifiche creme dall’azione antivirale.

Tra i metodi alternativi c’è chi ha brevettato un estratto a base di di funghi Basidiomiceti che sarebbe in grado combattere il Papilloma Virus.

I trattamenti più utilizzati sono quindi:

  • Laser terapia
  • Diatermocoaugulazione
  • Crioterapia
  • Creme ad azione antivirale

Tumore alla cervice uterina

La cervice uterina o collo dell’utero è una zona molto sensibile del corpo femminile che a causa dell’HPV può seriamente ammalarsi.

Il tumore al collo dell’utero nel 90% dei casi (secondo quanto anche riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità) è riconducibile ad un’infezione virale di questo tipo.

Si capisce bene quindi quanto importante sia sottoporsi periodicamente agli screening per prevenire questa situazione. Ci vogliono infatti anni dal momento in cui la donna diventa infetta all’eventuale sviluppo della vera a propria malattia.

In Italia ogni anno vengono diagnosticati 3500 nuovi casi. Al di là dei metodi tradizionali di cura gli scienziati stanno studiando anche nuovi rimedi e trattamenti a base di prodotti naturali come ad esempio la curcuma che ha mostrato un buon potenziale nella cura di questo tumore.

Cose fondamentali da sapere

Le cose fondamentali da sapere sono che il Papilloma virus:

  • Si trasmette per via sessuale
  • E’ spesso asintomatico
  • Esistono oltre 100 differenti tipologie
  • Nella maggior parte dei casi guarisce senza fare nulla entro 3 anni
  • Anche se le lesioni sono guarite il virus può essere ancora presente nell’organismo
  • Esistono tanti tipologie alcune meno pericolose di altre
  • E’ un virus la cui presenza va controllata periodicamente
  • Un semplice pap-test può valutare se vi sono lesioni causate da papilloma virus
  • E’ responsabile del 95% dei casi di tumore alla cervice uterina
  • Esiste un vaccino per prevenire le infezioni dei virus più pericolosi

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