Movimento è salute: evita uno stile di vita sedentario

La salute dipende in gran parte da cibo e movimento. Si sa da 2500 anni.

Movimento è salute evita uno stile di vita sedentario

“Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in difetto né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute.”  Ippocrate, VI secolo a.C.

Le intuizioni del passato sono state scientificamente dimostrate. Come vi sono specifiche indicazioni relative ad una corretta alimentazione.

Così vi sono raccomandazioni precise sulla quantità di attività fisica necessaria per mantenersi in salute.

Nonostante la spinta a dedicarsi al movimento di fatto una buona fetta della popolazione è inattiva. Non fa attività fisica. Una vera e propria pandemia, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Che ha effetti importanti sulla salute. A fare il punto è la rivista The Lancet, che dedica uno speciale all’argomento.

In Italia nel 2015, 23 milioni 524 mila persone (39,9% della popolazione di 3 anni e più) dichiarano di non praticare sport né attività fisica nel tempo libero. Valore stabile rispetto al 2014. Le donne sono più sedentarie degli uomini (44,3% contro 35,1%). Più deIl’80% degli adolescenti in età scolare è fa movimento.

Una volta i ragazzi si muovevano molto, giocavano nei cortili. Oggi non è più così. Quando si parla di movimento ci si riferisce a quell’attività spontanea che non dipende da un esercizio fisico organizzato. Come quella che si fa in palestra. Basterebbe andare a piedi a scuola o aiutare i genitori a lavare la macchina o a fare le faccende domestiche.

Lo stesso discorso vale per gli adulti.

Sarebbe necessario movimento ogni giorno, fare sport e scegliere un’attività fisica aerobica adeguata. Inoltre sarebbe necessario nei più giovani scegliere anche un’attività fisica che, almeno due volte a settimana, riesca a migliorare la coordinazione motoria e il tono muscolare.

Bandite quindi le attività sedentarie e le ore passate in poltrona o seduti. E in questa direzione anche i troppi compiti possono costituire un problema. Perché lasciano poco spazio per l’esercizio fisico. Fra l’altro oggi i bambini sembrano più affascinati d computer, videogiochi e tv. Sarebbe necessario limitare queste attività a una mezz’oretta al giorno.

I danni alla salute della mancanza di movimento

La sedentarietà ha un impatto sulla salute. I rischi sono enormi (vedi immagine).

Secondo le stime dell’OMS l’attività fisica insufficiente è il quarto fattore di rischio di mortalità. Ogni anno sono attribuibili alla scarsa attività fisica oltre 3 milioni di decessi.

La migliore e più aggiornata sintesi si trova nell’articolo di Tremblay e collaboratori del 2010.

I Lipidi

Gli autori delineano ciò che è noto circa le alterazioni che un comportamento sedentario può provocare su alcuni parametri fisiologici. In particolare, sono stati condotti esaurienti studi su indicatori di tipo cardiometabolico.

Che indicano in maniera certa come la sedentarietà provochi l’incremento di trigliceridi nel plasma. Il decremento del colesterolo ad alta densità (HDL) e la diminuzione della sensibilità all’insulina.

L’effetto deleterio del comportamento sedentario sulla salute metabolica appare mediato, almeno in parte, da modifiche nell’attività dell’enzima lipoproteinlipasi (LPL). Che facilita il passaggio di acidi grassi liberi nei muscoli e nel tessuto adiposo.

Bassi livelli di LPL sono associati con l’incremento dei trigliceridi circolanti. Il decremento del colesterolo HDL. L’incremento del rischio di malattie cardiovascolari.

In particolare, i risultati della ricerca biomolecolare supportano fortemente l’ipotesi che i meccanismi che collegano l’attività della LPL con il comportamento sedentario siano distinti da quelli che mettono in relazione l’attività fisica con l’LPL. Rappresentando pertanto una base convincente per distinguere i due fenomeni.

Gli zuccheri

Oltre all’azione sulla  lipoproteinlipasi, diversi studi suggeriscono che il comportamento sedentario influenzi il metabolismo dei carboidrati. Attraverso il contenuto della proteina glucosotransportasi (GLUT) che porta i carboidrati nel tessuto muscolare.

Nell’insieme gli studi sull’influenza del comportamento sedentario sul metabolismo glucidico indicano che anche minimi incrementi nell’attività contrattile muscolare possono incrementare il contenuto di GLUT del muscolo. In particolare la forma GLUT-4, e quindi la tolleranza agli zuccheri dei soggetti sedentari.

La sedentarietà favorisce lo sviluppo di sovrappeso, obesità, ateroscelrosi, ipertensione arteriosa, diabete e sindrome metabolica.

Ricordiamo che la diagnosi di sindrome metabolica si pone in presenza di almeno 3 dei seguenti fattori:

  • obesità addominale: circonferenza vita superiore a 102 cm per l’uomo e 88 cm per la donna;
  • ipertrigliceridemia: concentrazione plasmatica di trigliceridi >150 mg/dl (1,69 mol/l);
  • ipoalfalipoproteinemia: concentrazione plasmatiche di colesterolo HDL <40 mg/dl (1,04 mmol/l) nell’uomo e <50 mg/dl (1,29 mmol/dl) nella donna;
  • ipertensione: valori pressori >130/85 mmHg;
  • intolleranza al glucosio con iperglicemia a digiuno > 110mg/dl

Salute delle ossa

Un altro ben documentato effetto della sedentarietà riguarda la diminuzione della densità minerale ossea. Gli studi indicano che il comportamento sedentario porta a un rapido incremento del riassorbimento osseo.

Senza un concomitante incremento nella formazione del tessuto osseo. Conducendo infine a una demineralizzazione con aumentato rischio di osteoporosi. Inoltre, sembra che l’attività fisica vigorosa da sola non sia sufficiente a prevenire queste modifiche del metabolismo osseo.

E’ probabile che sia necessario anche diminuire la quantità di tempo speso in sedentarietà.

Esistono infine anche segnalazioni, sia pur meno documentate, di effetti negativi sulla salute vascolare.

L’assenza di movimento fisico non aiuta certo l’apparato scheletrico e muscolare. La funzionalità gastrointestinale, respiratoria e del sistema nervoso.

La sedentarietà favorisce lo sviluppo di depressione. Di vari disturbi psicologici e di adattamento sociale, sia nei bambini sia negli adulti.

Ogni anno quasi 300mila nuovi casi di demenza potrebbero essere evitati se la gente facesse movimento. Visto che l’attività fisica ha un effetto protettivo contro questo tipo di malattia. Un numero destinato ad aumentare visto il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale.

Rimangono inoltre forti differenze tra i sessi, dove quello femminile si muove meno di quello maschile e sugli anziani, che sono la fascia più a rischio di inattività

Gli anziani

Gli effetti descritti sopra valgono ancora di più nell’anziano. Grazie ad una adeguata attività sportiva con il passare degli anni si riesce a conservare al meglio la propria autonomia ed indipendenza.

Ciò non significa che il movimento sia in grado di fermare il processo di invecchiamento. Sicuramente permette di vivere in maniera più positiva la propria salute e il proprio corpo anche invecchiando. Inoltre diminuisce il senso di isolamento sociale. Migliorando le condizioni emotive di chi si avvicina a questa esperienza.

Esperienza che conduce a nuovi stili di vita. Che impongono la figura nuova di un anziano attivo. Più sensibile a sentirsi compartecipe dello sviluppo di una società in continua evoluzione. Questo nuovo anziano non si sente più un peso o un problema, ma una ricchezza e una risorsa.

Per contro, la mancanza di attività fisica aumenta la frequenza dei casi di sovrappeso e obesità e di una serie di disturbi cronici come le malattie cardiovascolari e il diabete. Questi riducono la qualità della vita. Mettono a rischio la vita delle persone e rappresentano un onere per i bilanci sanitari e per l’economia.

Quanto ci costa quest’epidemia di sedentarietà?

I ricercatori di uno studio apparso sempre sulla rivista Lancet hanno analizzato in modo sistematico la letteratura sull’argomento. Identificando gli studi contenenti stime nazionali dei costi della sedentarietà.

Stime tuttavia riguardanti soltanto i paesi ricchi. I ricercatori dell’Università di Sidney hanno così analizzato i dati di 142 paesi. Che rappresentano il 93% della popolazione mondiale.

Prendendo in esame le cinque principali malattie non trasmissibili riconducibili all’inattività fisica. Malattia coronarica, ictus, diabete di tipo 2, cancro al seno e cancro al colon.

Hanno calcolato ciascuna i costi sanitari diretti e gli anni vissuti in disabilità e malattia. Attraverso l’indice DALys (cioè disability-adjusted life years) che indica la somma degli anni di vita potenziale persi a causa di mortalità prematura e degli anni di vita produttiva persi a causa di disabilità.

In questo modo, i ricercatori sono giunti alla notevole cifra complessiva di 67 miliardi di dollari. La patologia a maggior impatto è il diabete di tipo2. Per il quale vanno 37,6 miliardi, il 70% dei 53,8 totali dei costi diretti.

Nel 2013, nel nostro paese, l’inattività fisica è costata 1 miliardo e 400 mila dollari. Di cui 906 milioni di costi diretti e 498 milioni di costi indiretti.

L’inattività fisica è riconosciuta come una pandemia globale che porta non solo a malattie e morti precoci, ma impone un grave onere per l’economia.

Queste cifre, spiegano gli autori, sono destinate ad aumentare. A meno che i governi non intervengano prontamente con misure volte all’educazione e all’aumento dei livelli di attività fisica svolta dai cittadini.


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