Freddo: gli effetti negativi sulla nostra salute

Anche in Italia è arrivato il freddo. Sicuramente in una della stagioni meno rigide degli ultimi tempi.

Freddo gli effetti negativi sulla nostra salute

Il crollo delle temperature rischia di incidere su salute e terapie di molte persone.

Le categorie più a rischio sono sicuramente neonati, bambini e anziani, ma anche chi soffre di malattie croniche.

analizziamo tutti possibili rischi per la salute del freddo e come il nostro corpo reagisce.

Termoregolazione

Adattare il nostro organismo al freddo, soprattutto improvviso, comporta un sovraccarico di energie per tutto il nostro organismo.

L’esposizione diretta a temperature rigide può avere degli effetti molti negativi.

Il nostro corpo è grado di difendersi dai cambiamenti di temperatura e dal freddo con meccanismi propri. Modifica i meccanismi di termoregolazione per mantenere la nostra temperatura costante (intorno ai 37°) nonostante il freddo. Ovviamente fino ad un certo punto.

I meccanismi di termoregolazione che ci proteggono dal freddo sono principalmente due:

  1. vasocostrizione
  2. termogenesi

Vasocostrizione

Il freddo viene avvertito come uno stress. Di conseguenza si attivano i meccanismi caratteristici della risposta allo stress.

Con l’attivazione dell’ipotalamo che stimola la produzione di cortisolo e catecolamine da parte della ghiandola surrenalica. Viene inoltre attivato il sistema nervoso ortosimpatico.

L’ipotalamo è una ghiandola cerebrale che svolge anche la funzione di termostato.

Il primo effetto che si manifesta in seguito a questi meccanismi è la vasocostrizione periferica.

L’obiettivo della vasocostrizione periferica è quella di proteggere gli organi nobili impedendo un ridotto apporto di ossigeno agli stessi. Gli organi da proteggere sono cervello, cuore e polmoni. Indispensabili alla nostra sopravvivenza.

Il flusso del sangue viene pertanto dirottato nella parte centrale del nostro corpo. “Tralasciando” momentaneamente le estremità, che di conseguenza diventano immediatamente più fredde. Il sangue viene inoltre indirizzato ai reni, con conseguente sensazione di dover urinare.

Altro effetto dei sistemi messi in atto dallo stress sono: l’aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Viene stimolata la forza di contrazione del cuore. Il tutto allo scopo di pompare più sangue (e nutrienti) ai tessuti. Soprattutto a quelli nobili. Aumenta anche la frequenza respiratoria (per incrementare gli scambi gassosi di O2 e CO2).

Termogenesi

La termogenesi è un particolare processo metabolico che consiste nella produzione di calore da parte dell’organismo, soprattutto nel tessuto adiposo e muscolare.

In modo particolare partecipa alla termogenesi il cosiddetto tessuto adiposo bruno (grasso bruno)

Tessuto capace di produrre calore ed energia “bruciando” i grassi in quantità maggiore rispetto ad ogni altro distretto dell’organismo.

La Termogenesi indotta dal freddo (TIF o CIT Cold-induced thermogenesis) è la nostra capacità di produrre tanto più calore quanto minore è la temperatura dell’ambiente.

Tipi di termogenesi

Esistono due tipi di TIF: “da brivido” e “non da brivido“.

Nella termogenesi indotta da freddo senza brividi produciamo calore come conseguenza dell’aumento della della produzione di noradrenalina tramite l’attivazione del sistema nervoso simpatico. Utilizziamo per questo scopo i depositi di grasso (trigliceridi) nel tessuto adiposo bruno come substrato principale.

Recenti scoperte attribuiscono anche al muscolo scheletrico  e al fegato un importante compito nella termogenesi indotta dal freddo senza brividi.

La termogenesi “non da brivido” è il principale meccanismo termoregolatorio in risposta al freddo, è inversamente correlata con le dimensioni del corpo, l’età, e la temperatura ambientale.

Recentemente è stato definitivamente accertato che il tessuto bruno adiposo rappresenta uno dei tessuti principalmente coinvolti nella termogenesi “non da brivido” negli esseri umani adulti. Anche se la sua attività è ridotta negli uomini sovrappeso e obesi.

La termogenesi da brivido è la contrazione ritmica isometrica (senza movimento) da parte del muscolo scheletrico. I cosiddetti brividi. Ha sicuramente un ruolo minore rispetto alla termogenesi “non da brivido”, e subentra successivamente.

Il brivido muscolare produce un calore che può innalzarsi anche di 6-8 volte rispetto al muscolo in stato di riposo. Il muscolo scheletrico è già attivo durante la fase “non da brivido”, e, assieme al tessuto adiposo bruno, sfrutta prevalentemente lipidi.

Inizialmente nella termogenesi “da brivido”, il muscolo scheletrico comincia a sfruttare zuccheri provenienti dal glicogeno muscolare assieme ai lipidi.

Successivamente aumenta sempre più l’utilizzo di glicogeno come carburante. In particolare il glicogeno della fibra muscolare bianca (o di tipo 2), che ne è più ricca.

Il glicogeno

Il glicogeno è una delle principali forme attraverso cui accumuliamo depositi di glucosio nel nostro organismo. Esso viene depositato prevalentemente nel fegato e nel muscolo scheletrico. Tuttavia è presente anche in altri tessuti, tra cui cuore, reni, e tessuto adiposo.

Siamo tutti diversi

Certo, non tutti sappiamo resistere al freddo in modo uguale. La capacità del fisico di resistere alle basse temperature è legata soprattutto a fattori genetici.

Gli abitanti di regioni caratterizzate da clima rigido, infatti, presentano un metabolismo cellulare particolarmente avanzato grazie ad alcune varianti del DNA dei mitocondri, ossia le “centrali energetiche” della cellula.

Ipotermia

Naturalmente, tutti questi meccanismi di difesa dal freddo servono a difenderci fino a un certo limite. La temperatura del nostro corpo si aggira intorno ai 37 gradi. Un abbassamento di 2 gradi basta ad alterare la nostra coscienza e a modificare il battito cardiaco.

La diminuzione della temperatura corporea si chiama ipotermia. Quando si scende al di sotto dei 35 gradi si parla di assideramento.

Ci sono fattori che favoriscono l’ipotermia, anche se la temperatura esterna è relativamente alta: tra questi, l’umidità e il vento sono senz’altro i primi.

La classificazione attualmente utilizzata per l’ipotermia è quella Svizzera. Che si basa sui segni clinici e non sulla temperatura misurata.

Grossolanamente in base alla clinica si può stimare la temperatura corporea:

Classificazione Manifestazioni cliniche  T. in °C
Grado 1 Brivido, sensazione di freddo. Non alterazioni della coscienza 35 – 32
Grado 2 Stato soporoso, nessun brivido 32 – 28
Grado 3 Incoscienza, parametri vitali rilevabili 28 – 24
Grado 4 Assenza di segni vitali < 24

Quando la temperatura del corpo arriva a 24 gradi si ha l’arresto cardiaco.

L’ipotermia può essere dovuta al permanere in ambienti particolarmente freddi. Oppure a malattie che alterano  il controllo centrale o periferico della termoregolazione. come nel caso di Malattia di Parkinson, sepsi, malnutrizione, diabete.

Possibili sintomi e segni clinici dell’ipotermia:

  • Brividi
  • Difficoltà motoria
  • Pelle secca, fredda
  • Riduzione di frequenza cardiaca e frequenza respiratoria
  • Sonnolenza, alterazioni dello stato di coscienza

Cosa fare in caso di ipotermia

Si deve cercare di riportare la temperatura corporea della persona nei valori normali. Questo però deve essere fatto senza richiamare il sangue fermo nella periferia.

Cose da non fare:

  • Strofinare o massaggiare il paziente
  • Somministrare alcolici
  • Usare borse di acqua calda o fare al paziente un bagno caldo
  • Trattare geloni o parti in stato di congelamento

Cose da fare:

  • Se lo stato neurologico è alterato movimentare la vittima con cautela per limitare l’afflusso di sangue freddo dagli arti verso il cuore
  • Coprire il paziente con indumenti asciutti, coprire il capo con un berretto
  • Chiamare il servizio di emergenza territoriale
  • Portare la vittima in un rifugio riparato
  • Dividere il calore corporeo con la vittima ponendosi insieme in un letto, o un sacco a pelo
  • Fornirle cibo e bevande calde non alcoliche
  • Tenere la vittima sotto osservazione ed essere pronti a praticare la rianimazione cardiopolmonare

Durante l’ipotermia, il cuore diventa suscettibile di aritmie. Un improvviso flusso di sangue freddo proveniente dalla periferia, un riscaldamento corporeo rapido o altri classici stimoli aritmogeni potrebbero facilmente provocare improvvise aritmie cardiache, anche fatali.

Soggetti a rischio

I meccanismi di difesa dal freddo che abbiamo descritto prima non sono ancora del tutto  “affinati” nei bambini molto piccoli.

Mentre negli anziani possono non essere del tutto efficienti. Pertanto queste due categorie rientrano fra quelle a maggior rischio. E’ bene che, in condizioni climatiche davvero rigide, non escano di casa e si coprano (o vengano coperti) adeguatamente.

Effetti del freddo sul cuore

Soprattutto nelle persone affette da malattie cardiovascolari il freddo può diventare un nemico molto insidioso.

Abbiamo infatti visto che aumenta la vasocostrizione periferica e nei soggetti ipertesi la pressione sanguigna può salire ancora di più. Inoltre aumenta la frequenza cardiaca.

Questo aumenta in maniera importante il lavoro del cuore. Nei soggetti con molti fattori di rischio cardiaco si possono sviluppare le condizioni per un infarto acuto del miocardio

Per cui quando fa freddo non solo bisogna limitare il più possibile l’esposizione al clima rigido ma anche evitare di affaticarsi e fare sforzi fisici significativi.

L’attività fisica intensa all’aperto va dunque sconsigliata, soprattutto se si hanno fattori di rischio cardiaci.

Gli ipertesi inoltre rischiano di vedere alterazioni della pressione legate alle temperature, con valori che scendono molto o salgono troppo.

Azione del freddo sulla mente

Il freddo non ha effetti solo sul corpo ma anche sulle nostre capacità mentali.

Le persone diventano meno socievoli alle basse temperature, Se sommiamo questo effetto, per esempio, alla notevole mancanza di luce durante il giorno nei Paesi del Nord. Si comprende perché alle alte latitudini siano più diffuse le patologie legate a stati depressivi.

Abbiamo poi visto come nel caso di riduzione della temperatura corporea si possano avere sonnolenza, stato soporoso e alterazioni dello stato di coscienza.

Traumi

Il freddo porta con sé il ghiaccio. Soprattutto per le persone anziane il rischio di scivolare sul terreno ghiacciato non va sottovalutato. Essendo gli anziani spesso portatori di osteoporosi le fratture sono molto frequenti in caso di caduta.

Naso e gola

Tra le prime vittime delle alte temperature ci sono le alte vie respiratorie. Cioè il naso e la gola. In minor misura anche le basse vie aeree cioè i bronchi e i polmoni.

La vie aeree sono tappezzate da un rivestimento che produce muco per imprigionare i virus e i batteri che si assalgono. Inoltre questo rivestimento è caratterizzato dalla presenza di ciglia che spingono verso l’esterno il muco infetto.

Con il freddo soprattutto l’azione delle ciglia respiratorie viene bloccata. Inoltre di solito in inverno vi è una maggior presenza di virus e batteri che si trasmettono tra le persona.

Anche per il fatto che si ha una maggior tendenza a stare in luoghi chiusi e affollati.

Pelle e labbra

Tra le “malattie da freddo” vengono annoverati i geloni e le irritazioni cutanee. In particolare alle estremità ovvero alle mani e ai piedi. Soprattutto se le parti esposte sono bagnate o esposte a venti gelidi.

Anche le labbra sono però vulnerabili quando arriva il freddo. Per prevenire la screpolatura delle labbra. E’ quindi consigliato usare stick, creme emollienti o rossetti che contengono anche prodotti emollienti per rendere più morbide le labbra screpolate.

Utile anche una dieta  ricca di alimenti che contengono vitamina B. Una delle cause delle labbra screpolate è infatti la carenza di vitamina B. È opportuno pertanto non farsi mai mancare alimenti come pane, verdure, pollame, formaggi e uova, cereali integrali, banane e noci.

Gli occhi

La secchezza in inverno è una eventualità anche per gli occhi per via di scarsa umidità e del vento asciutto. Può manifestarsi il cosiddetto occhio secco, con scarsa produzione di lacrime o lacrime di “bassa” qualità. Che non riescono a mantenere l’occhio ben lubrificato. Vi è inoltre una più rapida evaporazione delle lacrime.

Per prevenire l’occhio secco è bene cautelarsi se si è sensibili ai climi freddi e secchi, evitare l’esposizione al fumo di sigaretta, ma anche all’aria condizionata. Come suggerisce l’American Academy of Ophthalmology, quando in inverno vengono accesi i termosifoni, è bene umidificare l’ambiente per rendere l’aria meno asciutta.

Farmaci e freddo

Vi sono farmaci che diminuiscono la resistenza al freddo. Sono soprattutto farmaci per patologie del sistema nervoso centrale. Chi li assume, in pratica, rischia di non accorgersi del freddo, perché non lo sente, con il risultato di sottovalutarne gli effetti.

Vi sono poi altri medicinali che possono rallentare la termoregolazione. Sono i farmaci per il Parkinson e depressione.

Esistono poi alcuni reagenti che in presenza del freddo estremo funzionano peggio. E’ il caso anche di alcune striscette per la glicemia. Un diabetico deve perciò tenere conto di questo aspetto.

Alcuni consigli

È indispensabile coprirsi bene e completamente. Indossare protezioni per la testa come cappelli e cuffie, senza risparmiare mani, collo e testa. Mantenere la sciarpa a copertura delle vie respiratorie può essere di aiuto a evitare l’inalazione di agenti patogeni, ma anche la loro diffusione.

E’ utile vestirsi a strati, senza rimanere troppo coperti in ambienti chiusi e troppo esposti agli ambienti freddi e evitare gli sbalzi repentini di temperatura.

In generale l’uso di intimo in cotone o in altri materiali igroscopici è un rischio nel favorire l’ipotermia. Perché se la persona che li indossa suda o si bagna, la conduzione termica aumenta, aumentando le calorie sottratte al corpo.

Inoltre l’umidità che evapora attraverso i vestiti porta via molto calore. È quindi meglio usare vestiti dello strato interno in lana che assorbono il sudore. Oppure in alcuni tessuti sintetici traspiranti, come quelli a base di fibre poliestere (capilene, polartec, eccetera).

Che sono in grado di allontanare l’umidità dalla pelle. Analogamente gli strati successivi dovrebbero favorire l’espulsione del vapor d’acqua prodotto, evitando la ricondensazione ed il conseguente bagnarsi del vestiario.
Anche in casa è necessario coprirsi un pò di più e regolare la temperatura dell’ambiente domestico almeno a 18°C.

Fondamentali sono una buona idratazione ed alimentazione. L’apporto calorico deve essere sufficiente. Specie in caso di attività prolungate nel tempo.

Infatti il freddo potrebbe ridurre, in alcune persone, il senso di sete. Il rischio è quello di ‘dimenticare’ di bere e disidratarsi.

Assolutamente falso che l’alcol aumenta la temperature corporea. La sensazione di calore è soltanto illusoria. Anzi, l’alcool, favorendo la dilatazione dei vasi sanguigni, fa sì che affluisca più sangue verso la pelle e meno verso gli organi vitali. Aumentando così il rischio di ipotermia.

Cosa abbiamo imparato

Il freddo ha un’azione negativa sul nostro organismo e sulla nostra mente. Questo nonostante il nostro corpo abbia molte risorse per difendersi autonomamente dal freddo.

Sono a rischio soprattutto i bambini, gli anziani e le persone con malattie cardiache croniche.

Anche la pelle, le labbra e gli occhi possono risentire del freddo intenso.

Dobbiamo quindi imparare a difenderci dalle temperature basse nel modo più corretto.


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