Clownterapia: aiuti gli altri, ti diverti e stai meglio

La clownterapia è un’attività sempre più diffusa soprattutto grazie a molte associazioni onlus animate da volontari che interpretano il ruolo del clown dottore.

Clownterapia aiuti gli altri, ti diverti e stai meglio

Tutti conosciamo la figura del clown, del pagliaccio.

E’ il personaggio che fa divertire e ridere gli spettatori, soprattutto al circo.

È generalmente vestito in modo buffo, una delle sue caratteristiche è il naso rosso.

La clownterapia è esattamente l’uso delle tecniche del clown e del circo a favore di chi soffre un disagio fisico, psichico o sociale.

Il clown

La figura del clown ha un’origine molto antica. Originariamente era una figura legata a pratiche magico-religiose.

Compare come personaggio, anche se secondario, per la prima volta nel ‘500 nell’ambito della Commedia dell’Arte. Diventa un personaggio autonomo verso la fine del ‘700, con la nascita del circo equestre.

Il clown è sempre stato il pagliaccio il cui compito è far divertire gli spettatori.

E’ la parte più impacciata e più piccola di ciascuno di noi. Quella che vorremmo tenere nascosta agli altri e che ci fa sentire fuori posto in molte circostanze. Il clown incarna l’adulto mal cresciuto che alberga nel nostro inconscio goffo e spaurito.

Veste in modo stravagante, è ingenuo, inciampa, cade, sbaglia, dice fa cose strane e buffe che fanno ridere. E’ incredibilmente ingenuo appunto come un bambino.

Non è dunque pericoloso.

Ma qui emerge la sorpresa. Il clown non è un bambino. Il clown ride e piange di se stesso e del mondo che lo circonda. Dei difetti che sono di tutti noi. Della goffaggine che è di tutti noi.

In realtà nella sua profonda saggezza, sa mettere in gioco le sue parti bambine. Che sono anche nostre.

La sua stupidità si trasforma in intelligenza emotiva e diventa terapeutica nel momento in cui permette allo spettatore di identificarsi con lui, di proiettare le sue debolezze su di lui.

Con una risata liberatoria, purificatrice. Con un meccanismo simile a quello che succede per lo spettatore a teatro.

Con la sua semplicità e la sua capacità di avvicinarsi all’altro, riesce a creare una reale sintonizzazione emotiva. Tale sintonizzazione favorisce attraverso lo stupore e la magia, propri di questa figura misteriosa ed affascinante, un valido strumento di cura in situazioni di svantaggio e di bisogno.

Da qui nasce la clownterapia.

La clownterapia

Una forma non codificata di clownterapia veniva applicata da Angelo Paoli (1642-1720), sacerdote carmelitano italiano beatificato nel 2010. Tra le sue molteplici attività caritative si travestiva da buffone e si truccava per far sorridere i malati.

La clownterapia come la conosciamo oggi ovvero la terapia che ha come protagonista il clown nasce in alcuni ospedali di New York tra il 1986 e il 1987.

Qui un gruppo di clown professionisti cominciano ad affiancare i pediatri negli ospedali della grande città americana. Il loro intento è portare un pò di gioia e serenità tra i piccoli pazienti, spesso affetti da gravi patologie.

I risultati di queste prime sperimentazioni si sono dimostrati subito molto chiari: i giovani degenti apprezzavano molto le frequenti visite dei medici, purché accompagnati dai clown-dottori.

Il fenomeno si è esteso rapidamente e nel giro di pochi anni molteplici realtà degli Stati Uniti sono state coinvolte in progetti di clownterapia.

Sempre a New York, due artisti circensi, Michael Christensen e Paul Binder, fondano “The Clown Care Unit”. E’ un’associazione senza scopo di lucro che ha come obiettivo principale quello di portare le arti del “Big Apple Circus di New York” in ospedale tra i degenti.

La vera notorietà, però, esplode alla fine degli anni ‘90, quando nei grandi schermi viene proiettato il film che ha come protagonista un allora sconosciuto medico della West Virginia.

Il dottore in questione è Hunter “Patch” Adams. Nel 1981 il dott. Adams aveva fondato, con l’appoggio della moglie Linda e la collaborazione di alcuni amici, il “Gesundheit Institute”, “istituto di buona salute”, ad Arlington, in Virginia.

Nell’istituto a tutt’oggi vengono studiati ed applicati vari protocolli di clownterapia. Ne vengono studiati i risultati e i benefici.

A chi è indirizzata la clownterapia

La clownterapia può essere utilizzata in varie aree di disagio e sofferenza.

Come: ospedali, case di riposo per anziani, comunità terapeutiche, comunità psichiatriche, centri diurni e comunità per disabili fisici e psichici, case famiglia, scuole, carceri.

Lo scopo è sempre quello di alleviare stress, ansia e sofferenza di queste persone.

Ci sono i clownterapeuti

Le figure che si possono avvalere di questa tecnica si cura e sollievo sono varie: operatori sociali, insegnanti, personale medico e paramedico, educatori.

La clownterapia viene messa in pratica da clown-professionisti ma soprattutto da clown-volontari.

Ovviamente i clown volontari devono prepararsi con appositi corsi organizzati dalle associazioni a cui appartengono.

Fare il clown volontario è un’attività di grande soddisfazione.  Le clownerie danno la possibilità di manifestare ciò ci si sente, di improvvisare. Di liberare aspetti repressi che fino a quel momento erano stati proibiti perché ritenuti non decenti, non consoni per la società.

Con la maschera più piccola del mondo è possibile invece attuare comportamenti insoliti, avere un’attitudine che normalmente sarebbe considerata anomala, buffa.

I volontari perseguono innanzitutto una missione di gioia che perseguono con tutte le loro forze. In secondo luogo hanno la forza del gruppo a cui appartengono e che si crea con gli allenamenti, la scuola e le attività di clownterapia.

E’ proprio questa collaborazione amorevole che genera quella carica energetica e crea quella sintonia di gruppo necessaria per operare all’interno di luoghi così critici e gravosi. Come possono essere ospedali, case di cura o case-famiglia.

Esperienze a volte spiacevoli, talora drammatiche che i clown in servizio si trovano ad affrontare possono essere meglio superate se condivise con gli altri.

In questo modo, volontari di età assai diverse, dai diciotto ai sessant’anni e oltre, diventano ottimi alleati e amici uniti da una forte complicità.

Il gruppo e la funzione educativa

Nel gruppo dei clown non c’è limite d’età: anche gli anziani possono dare preziosi contributi essendo ricchi di esperienze uniche e irripetibili. Oltre ad avere molto tempo a disposizione, essi sanno far tesoro di quella pazienza che spesso i più giovani perdono di vista.

Hanno un tipo di comunicazione pacata e gioviale. Sanno dare sicurezza perché rivestono il ruolo del “nonno”, di colui che conosce la vita e sa come prenderla e come affrontarla. L’apporto di un nonno o di una nonna è straordinario sia per gli altri sia per loro stessi. In questo modo aggirano i fantasmi della solitudine e dell’inoperosità, regalando a chi sta con loro saggi consigli e rare competenze.

Esiste una forte utilità formativa nell’impersonare il ruolo del clown per una persona adulta. In un’associazione di questo tipo si riesce facilmente a sorridere alla vita di ogni giorno.

Le persone si sentono spronate ad un’assidua ricerca interiore per individuare le particolarità che contraddistinguono ognuno di loro rendendoli unici e speciali.

In questo modo, inventandosi una vita parallela, ovvero quella del clown, potranno riflettere proprio sulle attitudini del proprio carattere. Sulle qualità specifiche che contraddistinguono ogni individuo dall’altro e che lo rendono differente.

E’ proprio questo il primo passo per sentirsi unici nell’insieme, un principio fondamentale dei gruppi adulti e in particolare di quelli gestiti da clown di corsia.

Riconoscendo e accentuando, di conseguenza, i difetti, i pregi e le peculiarità gestuali di ognuno, si può rendere goffo, bizzarro e particolarmente divertente il proprio personaggio di clown.

Cosa crea il buon umore e la risata

Ma cosa innesca il buon umore e la risata della visita di un clown?

Nei corsi di formazione di clownterapia vengono studiati i meccanismi che innescano la risata.

Questa non è legata a cadute o smorfie del clown ma, al contrario, scatta nel momento del fallimento. Nel momento in cui si rende evidente la sua inadeguatezza nei confronti della realtà.

Inoltre la funzione terapeutica del clown è la capacità di capovolgere gli schemi standard e abituali. Questo significa avere maggior flessibilità mentale riuscendo a trovare un maggior numero di soluzioni ai problemi e ad affrontare in maniera più funzionale lo stress.

Quindi la clownterapia aiuta le persone ad acquisire un nuovo punto di vista sulle situazioni problematiche e ad affrontare la vita in maniera più ottimistica.

Le persone visitate dal clown si identificano e riescono a distaccarsi dal problema per cui sono in ospedale.

La capacità comunicativa del clown sta nell’immediatezza comunicativa. Nella dolcezza, nella complicità e nella semplicità inusuale con cui si approccia all’altro. Questo viene trascinato in un mondo fantastico. La persona a disagio evade alla dalla realtà quotidiana.

Il clown sa trasformare il reparto o la camera d’ospedale, di solito freddo ed asettico, in un ambiente magico. In cui la risata si fa strumento di gioia e sicurezza, incoraggia al dialogo e all’interazione.

Il clown prova a stabilire con gli spettatori un rapporto umano di fiducia e confidenza, capace di far dimenticare la quotidianità della vita ospedaliera, a vantaggio della fantasia e dell’immaginazione. Sa creare un’atmosfera di gioia, buonumore e risate per soffre un disagio.

L’importanza di questa figura non si esaurisce nella figura del paziente, bensì si estende a tutta la sua famiglia. Proprio perché i miglioramenti del malato vengono vissuti e condivisi anche da coloro che lo circondano con amore e affetto.

Le tecniche

I Clown Dottori lavorano in gruppo, indossano un camice colorato e un trucco leggero. Nelle corsie ospedaliere, fanno il classico giro visite nelle stanze, creando occasioni di contatto con i pazienti e fra pazienti.

Il loro intento è sempre quello di individuare gli strumenti che permettano un cambiamento delle emozioni negative in positive.

Ogni intervento è personalizzato, adattato ogni volta al target con il quale ci si vuole relazionare.

Vi sono varie tecniche che permettono la costruzione di legami e la creazione delle basi per creare un ambiente gioioso, in cui scattano le risate:

  • lasciare, alla fine del proprio intervento, un oggetto (un palloncino, un fiore, una cartolina) che possono far ancorare l’adulto o il bambino all’esperienza appena vissuta caricandolo di aspettative per l’incontro successivo
  • affabulare: inventare, raccontare, interpretare storie e racconti fantastici
  • giochi di prestigio, di magia in cui si cerca di valorizzare la bellezza estetica dell’effetto el’abilità nel proporlo
  • giochi con i palloncini, che presuppongono l’utilizzo del palloncino, con cui non solo si possono realizzare splendide sculture, ma anche raccontare storie immaginarie, fare magie e far ridere
  • improvvisare giochi in base alle diverse situazioni ed esigenze
  • utilizzare l’armonia e la dolcezza della musica
  • oppure una serie di ricercati e bizzarri rompicapo, rebus, enigmi, indovinelli
  • servirsi per suscitare risate e buonumore della mimica, della gestualità, del modo di parlare, di gag ed oggetti comici

Basi biologiche

“Il riso fa buon sangue!” dice un antico proverbio: oggi la scienza ne ha dimostrato la veridicità.

Negli ultimi decenni sono state messe in evidenza le profonde relazioni tra emozioni, comportamenti, struttura del sistema nervoso, ormoni e sistema immunitario.

Ogni alterazione che interessa un solo sistema provoca cambiamenti anche negli altri, influenzando ampiamente le condizioni di salute e di benessere.

Basta pensare agli effetti positivi della risata. Ridere è una sensazione che sembra essere un modo utile e sano per superare lo stress.

La risata riduce i livelli sierici di cortisolo, catecolamine, ormone della crescita. Tutte sostanze che vengono liberata in caso di stress.

Permette una maggior conservazione della dopamina e la liberazione di serotonina nel nostro cervello.

La risata, inoltre, stimola la produzione di endorfine, sostanze chimiche che hanno un effetto benefico sul nostro corpo.

Queste modificazioni neurochimiche determinano una sensazione di benessere e di pace emotiva molto forte.

Ridere, specialmente nelle situazioni critiche e di disagio, attraverso queste alterazioni neuro-ormonali, può cambiare emozionalmente anche situazioni difficili. Gli effetti non sono solo psicologici ma anche fisici.

La presenza di neurotrasmettitori del benessere e la inibizione degli ormoni dello stress favoriscono il lavoro del nostro sistema immunitario. Ricordiamo che il sistema immunitario è deputato a difenderci e a prendersi cura della nostra salute.

Si può quindi capire come un aiuto in questo senso possa essere utile per tutte le persone che vivono disagi soprattutto se ammalate e ricoverate.

La clownterapia può quindi essere un utile metodo di sollievo e un ottima medicina coadiuvante le classiche terapie.

Un aiuto importante per la qualità della vita di persone che vivono situazioni di disagio.

Cosa abbiamo imparato

La clownterapia nasce prendendo come modello la figura del clown. Il pagliaccio goffo, stravagante, ingenuo che inciampa, cade, sbaglia, dice e fa cose strane e buffe che fanno ridere. Che nella sua saggezza e dietro al nasone rosso sa ridere dei suoi e nostri difetti.

Proprio per questo sa entrare in una relazione diretta ed empatica con l’altro. Soprattutto con chi vive situazioni di disagio e sofferenza.

Gli effetti positivi di questa figura sono diventati una forma di terapia di supporto negli ospedali. Particolarmente apprezzati dai bambini con gravi patologie.

La clownterapia ha come scopo quella di portare buon umore e risate la dove si soffre. Oggi sappiamo che questo permette anche al nostro organismo e non solo alla nostra mente di stare meglio. Sappiamo che può contribuire a guarire, insieme alle classiche terapie.

Una risata può avere lo stesso effetto di un antidolorifico: entrambi agiscono sul sistema nervoso anestetizzandolo e convincendo il paziente che il dolore non ci sia”.

Patch Adams


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