Artrosi: malattia delle articolazioni da prevenire e curare

Si chiama artrosi, è una malattia cronica che colpisce le articolazioni mobili.

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Cioè le articolazioni con superfici ossee che scivolano sulla cartilagine articolare.

È caratterizzata dalla degenerazione progressiva della cartilagine. Il tessuto che riveste e protegge ogni articolazione. Si tratta di un processo dovuto all’usura e all’invecchiamento delle strutture che compongono l’articolazione. Il tempo logorare le articolazioni.

Dal nome sembrano simili e spesso nel linguaggio comune vengono confuse. Eppure si tratta di due patologie distinte e di diversa gravità. Pur essendo entrambe caratterizzate dalla presenza di dolore fisico e dalla limitazione dei movimenti.

L’artrite è un’infiammazione che colpisce le articolazioni e i loro tessuti (tendini e legamenti). Esistono diversi tipi di artriti e si verificano spesso sotto forma di malattie reumatiche. La più comune è l’osteoartrite: una degenerazione della cartilagine di mani, piedi, ginocchia, fianchi, fondoschiena. L’osteoartrite si manifesta con gonfiori, arrossamenti, rigidità e aumento della temperatura nell’area colpita e soprattutto con dolori localizzati, provocati dallo sfregamento delle ossa.

L’artrosi (o osteoartrosi) è invece una malattia degenerativa cronica ed è una delle cause più comuni di disturbi dolorosi. l’artrite può provocare come conseguenza l’artrosi.

Diffusione

L’artrosi rappresenta una causa di grave disabilità per i soggetti che ne sono colpiti. È più comune dopo i 60 anni.

Specie nelle donne che la sviluppano in quasi 3 casi su 10 dopo la menopausa. Non ne sono risparmiati i soggetti più giovani. Tanto che questa malattia rappresenta la principale causa della perdita di giornate lavorative.

In Italia circa 4 milioni di soggetti soffrono di artrosi.

Come si forma

Artrosi può essere classificata in una forma primaria e in una forma secondaria.

La forma primaria è spesso diffusa a molteplici articolazioni. La forma di artrosi primaria è caratterizzata da un terreno genetico predisponente.

Non è infrequente osservarla in più soggetti appartenenti alla medesima famiglia. sono proprio le strutture che compongono l’articolazione a essere eccessivamente deboli e dunque predisposte a questo tipo di problematica.
Ha nell’invecchiamento e nell’usura progressiva delle articolazioni l’altro fattore causale.

La forma di artrosi secondaria è più frequentemente localizzata.

Può colpire anche soggetti giovani. E’ legata, ad esempio, a traumi,fratture, obesità, malformazioni degli arti inferiori, attività e tipo di lavoro. L’uso di strumenti vibranti, manovre ripetitive sotto carico o in posizioni non fisiologiche possono favorirne lo sviluppo in articolazione localizzate e in età precoce.

Anche alcuni sport possono determinare questo effetto di degenerazione delle cartilagini di alcune articolazioni. Per esempio: pugilato, danza classica, rugby ecc.

Anche malattie metaboliche, endocrine ed ematologiche possono provocare artrosi.

Struttura dell’articolazione

Le articolazioni mobili, cioè le articolazioni con superfici ossee che scivolano sulla cartilagine articolare, sono complesse (vedi immagine).

Nelle articolazioni mobili (dette anche diartrosi) i capi ossei sono rivestiti da cartilagine.

Esternamente la capsula articolare, un manicotto fibroso, ricopre l’intera articolazione, fissandosi ai margini della cartilagine.

La membrana sinoviale riveste la faccia interna della capsula articolare. Può espandersi in estroflessioni a cul di sacco che si insinuano tra la capsula fibrosa, arrivando fino ai tessuti periarticolari.

La membrana sinoviale è formata da una lamina di fibre connettivali ed elastiche, su cui poggia uno strato di cellule sinoviali o sinoviociti che producono il liquido sinoviale. Questo bagna le superfici articolari assicurandone lo scorrimento e ha una funzione nutritiva.

L’osso spugnoso sottostante la cartilagine articolare si chiama osso subcondrale.

In caso di artrosi le lesioni degenerative osservate a carico delle articolazioni sono molteplici.

Interessano la cartilagine, la membrana sinoviale e il liquido sinoviale.

Cartilagine articolare

La cartilagine articolare è il principale bersaglio del processo artrosico. Si tratta di un tessuto connettivale altamente specializzato.

Le sue proprietà di resistenza al carico dipendono essenzialmente da una complessa organizzazione basata su tre componenti fondamentali:

  • acido ialuronico
  • proteoglicani
  • fibre collagene di tipo II

Queste ultime formano una rete tridimensionale all’interno delle cui maglie sono trattenuti gli aggregati proteoglicani. Questi complessi macromolecolari sono in grado di richiamare e trattenere elevate quantità di acqua. Garantendo al tessuto cartilagineo resistenza al carico, anche sotto considerevoli pressioni.

Inoltre è da sottolineare l’azione lubrificante del liquido sinoviale che garantisce un basso attrito tra le superfici articolari.

La sintesi e la distruzione di queste complesse macromolecole è regolata dall’unica componente cellulare del tessuto cartilagineo, i condrociti. Sono impegnati in un metabolismo molto complesso e posseggono scarsissime capacità di replicazione.

In condizioni fisiologiche i condrociti sono, comunque, in grado di garantire un lento ricambio delle macromolecole danneggiate. Pertanto l’integrità morfologica e funzionale del tessuto cartilagineo è affidata all’equilibrio tra attività di sintesi e di degradazione con lo scopo di rimuovere le molecole usurate.

Osso subcondrale

Il processo degenerativo interessa anche l’osso subcondrale e le inserzioni tendinee che collegano i muscoli all’osso.

Quando l’articolazione è danneggiata o consumata l’osso subcondrale viene messo a nudo con grave danno della funzione articolare.

Queste modifiche sono state ampiamente descritte in numerosi studi clinici e includono:

  • Sclerosi dell’osso con ridotta mineralizzazione
  • Formazione di osteofiti
  • Cisti subcondrali
  • Sviluppo di lesioni al midollo osseo

Gli osteofiti sono costituiti da tessuto osseo di nuova formazione, a forma di becco. Si ritiene che vengano prodotti come reazione riparativa al danno della cartilagine articolare.

Alcune volte il processo degenerativo può complicarsi con fasi di infiammazione delle strutture articolari. Determinando tumefazione con versamento liquido.

Caratteristica delle forme di artrosi sono anche le contratture muscolari.

Le articolazioni più frequentemente interessate sono quelle più sottoposte al carico e all’usura: la colonna vertebrale, l’anca, il ginocchio, le dita delle mani e dei piedi.

Sintomi e segni nelle forme di artrosi

Il quadro clinico delle forme di artrosi è molto variabile da persona a persona.

Il dolore è il sintomo principale. E’ di tipo “meccanico”, in quanto viene risvegliato dal movimento ed è alleviato dal riposo. È, generalmente, il primo sintomo nel paziente con artrosi. Inizialmente è sordo e si manifesta solo dopo una prolungata attività.

Tuttavia, con l’aggravarsi della malattia, il dolore può talvolta insorgere anche a riposo e di notte. Soprattutto in presenza di infiammazione sinoviale o di contrattura muscolare. Puó essere suscitato da movimenti anche minimi o in seguito a particolari posture obbligate.

La rigidità al mattino, dopo il riposo notturno, o quella che insorge dopo inattività, è di breve durata. Generalmente di 10-15 minuti, senza comunque quasi mai superare la mezz’ora.

La limitazione funzionale è progressiva, ma talvolta può comparire solo negli stadi più avanzati. Peraltro la limitazione non è giustificata soltanto dalla riduzione dello spazio articolare, ma può attribuirsi anche a contrattura muscolare riflessa.

Fra i segni la tumefazione dura è l’espressione più rilevante. Essa è generalmente dovuta agli osteofiti ed alla riduzione dello spazio articolare.

Può sovrapporsi una tumefazione molle in caso di versamento articolare il quale, non essendo flogistico, raramente si accompagna ad una cute sovrastante arrossata e calda al termotatto. Può essere presente dolorabilità alla palpazione. Generalmente associata ad un coinvolgimento delle strutture che circondano le articolazioni.

Caratteristico segno nelle forme di artrosi è il crepitio, che si avverte con la palpazione, durante il movimento attivo e passivo. Esso è dovuto alle irregolarità delle superfici articolari, anche poco lubrificate, che tra loro risultano ravvicinate per la riduzione della rima articolare.

Un evento temibile è l’instaurarsi di un ipotrofia dei muscoli interessati dal movimento dell’articolazione affetta.

Decorso della malattia

L’artrosi è una malattia cronica che puó avere un decorso imprevedibile. Che va dalla mancanza quasi totale di sintomatologia, fino a manifestare un corteo di sintomi e segni molto variegato, verso una progressione invalidante.

Le lesioni ossee sono irreversibili. Il sintomo principale che è il dolore può essere intermittente, con fasi silenti alternate a fasi di riacutizzazione. Il decorso e la prognosi dipendono molto dall’articolazione  colpita, dal suo uso funzionale e dalla possibilità di correggere le cause predisponenti.

Diagnosi

La diagnosi dell’artrosi non puó prescindere dall’esame clinico, per rilevare i sintomi e i segni caratteristici di questa malattia.

Alla radiologia convenzionale gli aspetti più rilevanti e caratteristici di una artrosi sono la riduzione della rima articolare, gli osteofiti, la sclerosi dell’osso subcondrale e le pseudocisti.

In particolar modo all’esordio questi segni non sono sempre evidenti o tutti contemporaneamente presenti.
La presenza degli osteofiti è l’aspetto radiografico caratteristico. La riduzione della rima articolare è quello che risulta maggiormente associato alla perdita della funzione articolare.

Risulta utile l’esame ecografico per valutare la presenza di versamento intrarticolare. La tecnica del power Doppler rileva i segni dell’infiammazione locale (reazione sinoviale).
Questa metodica permette lo studio morfologico della cartilagine che puó essere visualizzata e misurata nel suo spessore.

Raramente si fa ricorso ad indagini di livello superiore come la TAC e la RMN.

Nell’artrosi primaria o idiopatica non troviamo alterazioni degli esami di laboratorio non essendoci coinvolgimento sistemico. Quindi gli indici di flogosi (ad es. VES, PCR, profilo proteico) sono nella norma. Salvo qualche raro e transitorio aumento in caso di reazione sinoviale locale che talvolta puó accompagnare le forme di artrosi.

Nelle forme secondarie a disordini endocrino-metabolici si possono riscontrare alterazioni di laboratorio dovute alla malattia di base.

Quando è presente un versamento articolare è fondamentale eseguire un’artrocentesi con successiva analisi del liquido sinoviale. Che di regola presenta caratteristiche non infiammatorie, con una conta totale di globuli bianchi raramente superiore ai 1000 elementi/ml.

Talvolta possono essere evidenziati microcristalli di calcio (pirofosfato di calcio e idrossiapatite) che accompagnano di solito le forme particolarmente infiammate di artrosi.

Prevenzione

La prevenzione consiste nella riduzione dei fattori di rischio.

Correggere il sovrappeso o l’obesitá, intervenire sui vizi posturali o sui carichi eccessivi e ripetuti è fondamentale.

Una ginnastica mirata può agire su posizioni scorrette, rinforzando la muscolatura di supporto, recuperando la mobilità articolare. Evitare tutte quelle attivitá ad alto impatto articolare o sport che prevedono movimenti molto ripetitivi.

L’esercizio fisico deve mirare a costruire il muscolo attorno all’articolazione, stabilizzandola, senza tuttavia sollecitarla troppo.

Terapia farmacologica

Il paracetamolo è il farmaco antidolorifico di prima scelta nelle forme di artrosi. Ben tollerato, possiede un buon rapporto rischio/beneficio rispetto ai farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS). Se efficace puó essere impiegato anche per lunghi periodi a dosaggi fino ad un massimo di 3 gr al giorno.

I FANS tradizionali o classici possono essere usati in alternativa o in associazione al paracetamolo. Qualora questo, da solo, risultasse inefficace nel controllare il dolore. L’uso dei FANS deve sempre avvenire sotto stretto controllo medico.

Dato che questi sono i farmaci di uso comune maggiormente gravati da effetti collaterali sui sistemi gastrointestinale, cardiovascolare e renale. L’uso di FANS deve essere accompagnato dall’assunzione di gastroprotettore, un inibitore di pompa protonica.

Quando i FANS sono controindicati, inefficaci o non tollerati si puó fare ricorso agli analgesici oppioidi o morfinici per controllare il dolore dell’artrosi. I principali sono codeina e tramadolo, in commercio da soli o in combinazione con il paracetamolo. Come tutti i farmaci, è il medico che li deve prescrivere.

Acido ialuronico: nutre e lubrifica

L’acido ialuronico è una sostanza abbondantemente presente nel liquido sinoviale che riempie le cavità articolari. Grazie alla sua azione lubrificante, protegge le superfici articolari dall’usura.

Con l’invecchiamento e nell’artrosi si ha una diminuzione e variazione della composizione del liquido sinoviale nelle articolazioni. Queste, di conseguenza, non riescono più ad ammortizzare gli stimoli meccanici a cui normalmente sono sottoposte.

In commercio esistono più tipologie di acido ialuronico. Con diverse caratteristiche in grado di esplicare un effetto antinfiammatorio e meccanico sull’articolazione.

Gli acidi ialuronici sono classificati in: prodotto ad alto peso molecolare.

Ha caratteristiche simili al liquido sinoviale che fisiologicamente è presente nelle articolazioni di un soggetto sano. Dopo un ciclo di terapia è in grado di rimanere più a lungo nell’articolazione, senza essere assorbito dall’organismo. Il peso molecolare maggiore gli permette di essere più viscoso e di preservare più a lungo la cartilagine, poiché permane nell’articolazione per un tempo maggiore.

Prodotto a basso e medio peso molecolare. Presenta caratteristiche fisiche differenti rispetto al liquido sinoviale sano e ha una più bassa attività lubrificante e ammortizzante. Però permette il passaggio di sostanze nutritive utili all’interno dell’articolazione stessa.

L’acido ialuronico va iniettato direttamente nell’articolazione da parte di un medico esperto. Tale procedura non è dolorosa: provoca soltanto la tipica sensazione dell’ago che penetra l’epidermide, come nel caso di molte punture. Su mercato le alternative sono tante, così come le soluzioni e le posologie proposte. In un’unica infiltrazione oppure tre o più infiltrazioni a distanza di 7-10 giorni.

Una nota a parte merita la terapia intraarticolare con steroidi a rilascio ritardato, impiegati negli episodi acuti di versamento e dolore articolare.

Farmaci condroprotettori

I farmaci condroprotettori o SYSADOA (dall’inglese SYmptomatic Slow Acting Drugs for OsteoArthritis o farmaci sintomatici per l’artrosi ad azione lenta), sono utili nel rallentare o arrestare la progressione della malattia. Ne fanno parte la glucosamina, il condroitin-solfato, la diacereina, gli estratti di soia e avocado. Tali integratori vanno assunti con regolarità per almeno 3 mesi e aiutano a preservare le cartilagini articolari.

La glucosamina

E’ uno zucchero amminico che l’organismo produce e distribuisce nelle cartilagini e negli altri tessuti connettivi. È molto utilizzata, spesso in associazione con altri integratori, nei prodotti dedicati ai dolori osteoarticolari.

Il condroitinsolfato

O solfato di condroitina è un carboidrato complesso. Entra nella costituzione biochimica dei proteoglicani. Che sono parte importante del tessuto soprattutto per la loro capacità di trattenere acqua. Secondo molti studi è un buon integratore per il miglioramento della salute della cartilagine.

A questi oggi vengono spesso abbinati il collagene, la curcuma e la vitamina C.

Il collagene

è una proteina molto abbondante all’interno dei tessuti dei mammiferi. Negli esseri umani è contenuto in circa 6% del peso totale. Quello di tipo II è elemento fondamentale costituente il tessuto cartilagineo e ha un grande ruolo nella composizione delle articolazioni e dei dischi intervertebrali.

La curcuma

E’ una spezia dal caratteristico color ocra, originaria di India e Indonesia, che si ricava da una pianta erbacea chiamata Curcuma Longa. Oltre a essere un efficace antiossidante, la curcuma presenta proprietà antinfiammatorie, soprattutto per favorire la funzionalità delle articolazioni.

L’acido L-ascorbico

Noto anche come vitamina C. E’ un composto organico presente in natura con proprietà antiossidanti. È importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario e per la sintesi e la formazione di collagene nell’organismo. Il collagene infatti rinforza i vasi sanguigni, la pelle, i muscoli e le ossa.

Terapie non farmacologiche

La prescrizione del riposo articolare costituisce una vera e propria terapia. nel caso di articolazioni portanti come anca e ginocchio, permette, infatti di porre l’articolazione in scarico e di rimuovere fattori meccanici dannosi. Con riduzione del dolore fino alla sua scomparsa.

Tuttavia il riposo esageratamente prolungato porta all’ipotonia e ipotrofia muscolare. Comportando anche una menomazione forzata, con dipendenza del paziente da terze persone per la gestione della quotidianità.

Chinesiterapia

Il trattamento chinesiterapico dell’artrosi è fondamentale per porre in scarico le articolazioni artrosiche. Eliminare le contratture muscolari, rieducare la muscolatura con esercizi isometrici adeguati. Utile è la ginnastica posturale, statica o dinamica.

Idrochinesiterapia

L’idrochinesiterapia è indicata per il paziente artrosico come trattamento rieducativo. Con diminuzione del carico, realizzabile in acqua calda, dove si sfrutta il galleggiamento e l’azione decontratturante del calore. Questo tipo di terapia viene molto opportunamente praticata nelle stazioni termali dedicate.

Fangoterapia

Anche la fangoterapia, praticata nelle fasi non infiammatorie, se non sussistono controindicazioni (ad es. cardiovascolari, infettive ecc.) è consigliata per le sue proprietá antidolorifiche, decontratturanti.

Altre terapia fisiche

Le terapie fisiche si avvalgono anche dell’impiego della ionoforesi, ultrasuoni, termo-terapia, TENS.

L’acronimo TENS significa: Transcutaneous Electrical Nerve Stimulation. E’ una tecnica di elettrostimolazione usata con finalità antalgica per contrastare gli effetti del dolore causato dalle più svariate patologie.

I massaggi, eseguiti da personale competente e qualificato, sono molto utili soprattutto nell’ artrosi della colonna per ottenere un rilassamento della muscolatura paravertebrale. Non vanno mai praticati sulle articolazioni colpite dalla malattia, per non provocare una riacutizzazione del dolore e dell’infiammazione locale.

Esercizio fisico

L’esercizio fisico, purché praticato correttamente nelle fasi silenti della malattia, aumenta l’elasticità dell’apparato muscolo-scheletrico. Migliora la circolazione sanguigna, esercita un controllo sul peso.

L’attività fisica regolare è importante nella gestione dell’artrosi ma anche nella sua prevenzione. Essenzialmente si riconoscono due tipi di esercizi: il primo comporta la mobilizzazione articolare. Il secondo consta di esercizi di rinforzo muscolare. Gli esercizi vanno eseguiti correttamente, altrimenti possono causare più danni che benefici.

È importante iniziare con esercizi di riscaldamento e proseguire in maniera graduale. Se insorge dolore è d’obbligo interrompere. É indispensabile la valutazione da parte del Fisiatra e del fisioterapista, che, dopo aver esaminato la situazione muscolo-scheletrica nel suo complesso, programmeranno un piano terapeutico personalizzato che potrá essere continuato a domicilio.

Un rimedio che alleggerisce e tonifica perdere peso

L’esercizio fisico da solo non fa dimagrire: va abbinato a una dieta dimagrante. Quando le due cose si abbinano, si ottengono risultati migliori. È consigliabile praticare attività sportive che non creano impatti o sollecitazioni eccessive alle articolazioni.

Nuoto, bicicletta e ginnastica dolce sono gli sport più adatti e facilmente praticabili. Non solo permettono una discreta spesa energetica, ma è molto raro che provocano infiammazioni. Anzi, spesso aiutano anche a ridurre il gonfiore articolare prodotto dalla flogosi di origine artrosica.


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