Anziani, invecchiamento e benessere

Nel nostro Paese gli over 65 sono quasi il 22% della popolazione. Secondo gli ultimi dati Istat ci sono 157,7 anziani ogni 100 giovani. Tra qualche anno gli over 65 saranno il 30% della popolazione.

Anziani, invecchiamento e benessere

Quella di arrivare a 65 anni e avere almeno altre due decadi di vita sta diventando, per la prima volta, una prospettiva alla portata della maggioranza della popolazione.

Potremmo pensare l’invecchiamento della popolazione con due facce, come la Luna.

Quella illuminata è la sfida positiva posta dalla longevità. Che ci incentiva a spostare sempre più avanti con l’età le potenzialità di essere e agire in benessere.

La parte oscura è il resto. L’aumento relativo dei più anziani in condizione di passività e fragilità. L’aumento di anziani con diverse malattie croniche. L’isolamento e il decadimento cognitivo.

Da una parte le politiche per i giovani anziani devono mirare a favorire un loro protagonismo attivo nella società e nel mondo del lavoro. La crescita della componente dei grandi anziani fa invece lievitare la spesa sanitaria (in particolare per la cura delle cronicità). La domanda di cura all’interno della famiglia. La difficoltà crescente di molte famiglie a far fronte a queste nuove necessità.

L’aumento demografico dei grandi anziani è quindi guardato con particolare attenzione. L’incidenza degli over 80 nell’Ue ha superato il 5% durante il primo decennio del XXI secolo. Questo valore è destinato a raddoppiare entro il 2050.

L’aumento demografico dei grandi anziani tende a essere più intenso rispetto ai progressi nella riduzione dei rischi di disabilità per età. Con conseguente aumento, in termini assoluti, della domanda di assistenza. Sia per i fragili (non-autosufficienti) e i pre-fragili (coloro che non si sentono in piena salute e cominciano a risentire delle difficoltà legate all’età).

I più recenti dati Istat (biennio 2014-15) mostrano come le persone che si dichiarano in buona salute siano il 54% in età 60-64. Scendendo poi al 40% in età 65-74, per poi crollare a meno del 25% tra gli over 75.

Quest’ultima fascia d’età soffre, in vario grado, di patologie cronico-degenerative oltre l’85% delle persone. Quasi la metà degli over 80 fa almeno una visita medica al mese. Il tasso di ricovero è doppio in tale fascia d’età rispetto al resto della popolazione.

Il nostro Paese è ancora caratterizzato da welfare in cui la domanda di assistenza in età avanzata grava in larga parte sulle famiglie. Che però si trovano sempre più in difficoltà a dar risposta alle esigenze dei propri membri più fragili. La sfida che pone questo lato più oscuro del processo di invecchiamento è quindi sempre più attuale.

Anziani e stile di vita

Attualmente l’unica possibilità di rallentare l’invecchiamento e le sue conseguenze è intervenire sullo stile di vita.

Lo stile di vita è la sintesi dei modi con cui ci rapportiamo con noi stessi (autostima, umore). Con gli altri (amore, amicizia, lavoro, disponibilità, fede, ostilità). Con i problemi (serenità, ansia, stress).

Del tipo di dieta (quantità e qualità degli alimenti), delle abitudini voluttuarie (fumo, alcol, caffè, droghe).

Dell’attività fisica, della gestione del tempo libero, dell’ambiente in cui viviamo.

Uno stile di vita erroneo accelera il processo dell’ invecchiamento. In questo modo aumenta il rischio di sviluppare condizioni patologiche invalidanti.

Riducendo l’aspettativa e la qualità della vita. Mentre uno stile di vita ottimale favorisce il mantenimento dello stato di salute. Contrasta la comparsa di malattie. Rallenta l’invecchiamento e contribuisce a raggiungere la longevità.

In questo contesto diventa fondamentale l’educazione alla salute e, in particolare, l’educazione all’invecchiamento attivo. Promuovere uno stile di vita idoneo all’età senile.

Educazione all’invecchiamento attivo

È perciò opportuno diffondere presso la popolazione, non soltanto anziana, l’educazione all’invecchiamento. Mediante interventi intesi a divulgare le norme per un’anzianità attiva ed ancora creativa. In particolare i cittadini debbono essere sensibilizzati alle importanti tematiche del benessere e dell’invecchiamento attivo.

Attraverso la diffusione, sotto la collaudata formula del “decalogo”, di alcune regole. Apparentemente semplici ma in realtà di indubbio vantaggio ai fini educativi e preventivi.

Già nel 1999 l’Organizzazione Mondiale della Sanità propose alla platea internazionale lo slogan “Active aging” (invecchiamento attivo).

Con questa definizione si invita tutta la società a un cambiamento di paradigma. Spingendo verso un concetto positivo dell’invecchiamento. Definendo l’invecchiamento sano e attivo come un processo che permette agli individui di realizzare il proprio potenziale per il benessere fisico, sociale e mentale attraverso l’intero corso dell’esistenza.

Di prendere parte attiva alla società. Fornendo loro al contempo protezione, sicurezza e cure adeguate quando necessitino di assistenza.

L’invecchiamento non è una malattia. Con un adeguato stile di vita, nell’ambiente domestico adatto e con un’assistenza adeguata diventa una grande opportunità per vivere in benessere una vita sempre più lunga.


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