Tatuaggi e piercing: tutti i rischi medici e come eliminarli

Tatuaggi e piercing negli ultimi decenni hanno goduto di un notevole successo. Soprattutto tra i giovani.

Tatuaggi e piercing tutti rischi medici e come eliminarli

Oggi l’età maggiormente interessata dal rito del tatuaggio è quella compresa tra i 25 e i 35 anni.

Anche l’età adolescenziale è caratterizzata da una grossa attrazione verso queste forme di decorazione del corpo.

L’uso del tatuaggio e dei piercings non sono certo una novità.

Il loro uso risale alla preistoria e accompagna la storia dell’uomo fin dalla civiltà egizia.

Solo per fare un esempio il famoso uomo di Otzi, vissuto tra il 3300 ed il 3200 a.C ha circa 61 tatuaggi sul proprio corpo. E una pietra ornamentale incastonata nell’orecchio destro.

A quei tempi non venivano impiegati aghi. Veniva invece incisa la pelle, mentre le ferite venivano cosparse di carbone vegetale per colorare il disegno. I tatuaggi di Ötzi sono semplici punti, linee e crocette.

Posti in punti strategici: in corrispondenza della parte bassa della colonna vertebrale, dietro il ginocchio sinistro e sulla caviglia destra.

Le radiografie hanno evidenziato in quei punti delle forme di artrite. I tatuaggi avevano quindi uno scopo terapeutico. Servivano probabilmente per scacciare gli spiriti maligni ed alleviare il dolore.

Sono tornati di moda in questo inizio secolo dopo esser stati dimenticati per lungo tempo. Sebbene sia ancora molto forte il richiamo del tatuaggio, aumenta il numero di quelli che si pentono. Sembra che uno su tre decida di rimuovere il tatuaggio.

Il giovane tipico che si fa tatuare è maschio, ha un’età compresa tra i 25 e i 35 anni e predilige la spalla. Come parte del corpo da offrire alla creatività del tatuatore.

Negli ultimi anni le donne guadagnano posizioni. Secondo l’Associazione Piercers e Tatuatori Professionisti Italiani la clientela sta diventando eterogenea per sesso ed estrazione sociale.

Più della metà dei tatuaggi viene fatta prima dei 35 anni. Molto numerosi sono anche gli adolescenti attratti da tatuaggi e piercing. A sfoggiarli è circa 20,3% dei giovani italiani fra i 12 e i 18 anni, secondo un’indagine eurispes su 3800 ragazzi.

Alla radice di tatuaggi e piercing

Alla base di questa pratica decorative c’è il corpo. Non si può parlare dell’uomo senza essere rimandati alla sua corporeità. Il nostro ingresso nel mondo si attua infatti nel momento del nostro apparire come corpo.

Ogni espressione, ogni atteggiamento con cui l’uomo si dà e coglie il mondo è corpo. È ancora corpo l’identità della nostra nascita e della nostra morte.

Il corpo diventa uno strumento per rappresentare se stessi e per rapportarsi con il mondo esterno. In base alla propria cultura di appartenenza. Il corpo può divenire una sorta di “narratore” di ciò che a volte non si sa comunicare a parole.

A livello del corpo è proprio la nostra pelle attraverso cui si costituisce la relazione con l’altro. La pelle avvolge, incarna, distingue una persona da un’altra attraverso il colore, la consistenza, l’odore, i segni, i nei. E’ porosa quindi “assorbe” e va a costituire una sorta di memoria vivente.

Simboli e rito

Tatuaggi e piercing parlano il linguaggio universale dei simboli. Comportano dolore, coraggio, sacrificio, come i rituali antichi che definivano passaggi di status o di appartenenza.

Tali pratiche acquisiscono significato psichico non solo per il prodotto finale. Ma anche per il processo doloroso che comportano. Come nella nascita che senza anestesia può essere dolorosa ma portare vita.

Così il dolore segna il cambiamento corporeo. L’ingresso in una nuova fase della vita, una sorta di rinascita fisica e spirituale. Accanto al dolore piacere perché la penetrazione dolorosa nel corpo provoca la liberazione di endorfine.

In una società dove tutto muta velocemente e dove i punti di riferimento sono sempre più labili e fragili, il tatuaggio diventa qualcosa di “stabile” e “duraturo”.

Tatuaggi e piercing sono connessi all’esibizionismo, alla moda, al senso di appartenenza ad una comunità. Da una parte fai come l’amico o l’amica che l’aveva fatto.

In più abbellisci te stesso, aggiungi qualcosa in più. Aggiungi una cosa indelebile e quindi c’è il brivido che non va più via. L’unica cosa che non riesci a cancellare di te stesso, puoi cambiare tutto ma il tatuaggio no. Diventa uno sposalizio per sempre, più importante del matrimonio.

L’età dell’adolescenza

Tutte le considerazioni fatte in precedenza hanno ancora più valore nell’adolescenza. Età che si sta dilatando sempre di più nella nostra società.

E’ proprio con i cambiamenti dell’adolescenza che vi è la necessità di utilizzare il corpo per comunicare ed esprimere sé stessi.

L’adolescente è definito come “chi non è più ma non e’ ancora”.

E’ un periodo ricco di conflitti in cui il confronto con le frustrazioni è enorme. Rappresenta l’età del cambiamento. La stessa etimologia della parola in latino significa “crescere”.

Vi è la necessità di fare il proprio ingresso nell’età adulta, di trasformare il rapporto con le figure genitoriali, creare nuovi legami. Di integrare le trasformazioni corporee e della sessualità. Acquisizione valori e ideali autonomi di riferimento.

In nessun’altra fase dello sviluppo succede di amare o odiare con tanta passione il proprio corpo. Né succede di usarlo con tanta dedizione e competenza come luogo ove forgiare un proprio sentimento di identità. Oppure utilizzarlo come ambito in cui incidere messaggi da inviare al mondo.

Trovare un’identità

L’adolescente tenta di ritagliarsi uno spazio nella considerazione degli altri. Chi non riesce a distinguersi dalla massa è condannato all’invisibilità.

Tutto quello che può salvare l’individuo dall’anonimato è portato fuori, ben in vista sulla superficie del corpo. Quasi a costruire una corazza che protegga gli aspetti più intimi e fragili del sé.

Ricreare il corpo, segnandolo in qualche modo, viene sentito come qualcosa che differenzia il sé adolescente dal corpo bambino e dai costumi familiari e culturali.

Lo si fa attraverso simboli con cui gli adolescenti si identificano tra di loro. Con dolore, coraggio, sacrificio.

Il fenomeno sembra soddisfare i bisogni evolutivi dell’adolescente secondo i canoni della cultura contemporanea dell’estetica. Diventa un abbellimento del corpo alla moda, che consente di gestire in modo creativo il complesso rapporto con il proprio corpo.

Nella pratica dei tatuaggi e del piercing l’adolescente ritrova vari motivazioni tipiche della fase di vita che sta attraversando:

  • Abbellimento, estetica e moda
  • Individualità, racconto personale di sé
  • Resistenza fisica al dolore come rito di passaggio
  • Affiliazione di gruppo
  • Opposizione ai genitori e alla società
  • Spiritualità e tradizione culturale

Moda o espressione di un disagio psichico

Come abbiamo visto le motivazione che conducono alla pratica di tatuaggi e piercing sono profonde. Soprattutto nell’età adolescenziale.

Va ricordato che possono anche essere un indice di espressione di disagio rispetto al proprio corpo.

I segni sulla pelle o il piercing non hanno un significato unico e non sono intrinsecamente un sintomo di malattia.

Quando però la modificazione del corpo è avvertita come necessaria e pressante, dobbiamo sospettare come dietro al sintomo si celi un disturbo dell’immagine corporea. La cui forma estrema è il dismorfismo corporeo.

Una preoccupazione imperante, persistente e angosciante, per parti del corpo ritenute brutte, può portare queste persone ad affrontare tentativi ossessivi e a volte estremi, di nascondere o di cambiare il proprio aspetto.

Questa ossessione può celare importanti conflitti con la famiglia, tratti temperamentali come tendenza all’impulsività e ricerca di nuove sensazioni. Comportamenti disfunzionali come l’abitudine di fumo e uso ricorrente di alcool. Instabilità emotiva, irritabilità, comportamenti aggressivi, eccessiva trasgressione e problemi scolastici.

È necessario pertanto indagare con la dovuta attenzione l’eventuale disagio che si cela dietro richieste pressanti ed ossessive.

I genitori e gli insegnanti dovrebbero dunque assumere una posizione accogliente e non giudicante. Ascoltando e valutando insieme le motivazioni dell’eventuale pratica. Informando sugli eventuali rischi e prevenendo la pratica in possibili condizioni pericolose e poco igieniche.

La scelta di tatuarsi o di applicare un piercing va affrontata con molta serietà per almeno due ragioni:

  • perché il tatuaggio che facciamo oggi resterà dov’è e com’è per tutta la vita
  • perché sia piercing e tatuaggi comportano rischi, anche gravi, per la salute

Rischi per la salute

La pratica dei tatuaggi può portare con sé vari rischi:

  • infezioni batteriche localizzate alla pelle o a tutto l’organismo che possono verificarsi in particolari condizioni, ad esempio infezioni da streptococcus pyogenes, staphylococcus aureus, pseudomonas aeruginosa
  • infezioni virali sistemiche, principalmente da virus dell’epatite B e C o dal virus
    dell’immunodeficienza acquisita – HIV
  • dermatiti allergiche da colori o hennè dovute anche agli additivi quali, ad esempio, la
    parafenilendiamina (PPD) usata nei colori vegetali per diminuire i tempi di fissaggio dei pigmenti
  • esiti cicatriziali e cheloidi

Anche la pratica del piercing può portare con sé vari rischi:

  • infezioni batteriche localizzate alla cute con possibile successiva necrosi nel caso sia interessato dall’infezione il tessuto cartilagineo (orecchio, naso)
  • infezioni sistemiche batteriche o da funghi: sono descritte nella letteratura scientifica endocarditi batteriche in portatori di vizi valvolari. Infezioni sistemiche sia in soggetti immunodepressi che in soggetti sani. Infezioni da candida albicans successiva a piercing della lingua
  • infezioni virali sistemiche da virus dell’epatite B e C o dal virus dell’immunodeficienza acquisita – HIV
  • alterazioni della funzionalità organica come, ad esempio, difficoltà di deglutizione o di parola a seguito di piercing della lingua
  • stimolazione di punti energetici nel caso di piercing con conseguenti disturbi a carico del sistema nervoso
    reazioni allergiche ai metalli del piercing
  • esiti cicatriziali e cheloidi

Le infezioni sono attribuibili a mancato rispetto dei principi di asepsi durante l’esecuzione delle prestazioni. Come ad esempio l’inadeguato lavaggio delle mani, il mancato uso di tecniche asettiche “no touch”, l’inadeguata preparazione del campo operatorio.

L’uso di materiali strumenti di lavoro non sterili ovvero ad incidenti durante le esecuzioni delle prestazioni come ad esempio le punture o i tagli accidentali con strumenti infetti.

Per chi sono sconsigliati

La pratica di tatuaggi e piercing sono sconsigliati ai minori.  E’ inoltre assolutamente sconsigliata ai portatori di vizi valvolari cardiaci, a chi presenta deficit immunitari o patologie croniche. A chi assume farmaci antiaggreganti o anticoagulanti e in gravidanza.

Il tatuaggio va evitato nelle zone del corpo dove la cute è più delicata e nelle zone dove sono presenti nei o lesioni cutanee. Va evitata l’esecuzione di piercing su parti del corpo dove i processi riparativi, cicatriziali sono più difficoltosi. Dove l’esecuzione di piercing può comportare un’alterazione della funzionalità d’organo quali cartilagini, lingua, capezzoli e genitali.

Vanno sempre richieste al cliente, se maggiorenne, oppure ai genitori o a chi esercita la patria potestà, se minorenne, tutte le informazioni utili per l’esecuzione di tatuaggi in condizioni di sicurezza. Va sempre acquisito il consenso scritto dall’utente.

Come possiamo ridurre i rischi

Le infezioni sono la complicazione più frequente sia del tatuaggio che del piercing. Per questo motivo prima di eseguirli dobbiamo sempre controllare che:

  • L’ambiente deve avere le stesse caratteristiche igieniche dello studio del dentista
  • Il professionista deve lavarsi accuratamente le mani e indossare un paio di guanti di lattice sterili, aperti di fronte a voi
  • Aghi e tubi devono essere usa e getta oppure sterilizzati in autoclave, quindi in confezione sigillata, aperta di fronte a voi
  • L’inchiostro deve essere nuovo, non riutilizzato rimboccando la bottiglia
  • Se qualcosa non va o non convince, meglio salutare e cercare un professionista serio: ce ne sono molti.
  • A tatuaggio completato è necessario evitare il nuoto e i bagni con acqua calda o comunque prolungati per almeno qualche settimana

Liberarsi di piercing e tatuaggi

Più facile per il piercing, purché ci si faccia seguire da un dermatologo esperto per evitare cicatrici sfiguranti e per accelerare la chiusura del foro.

Ben più difficile per i tatuaggiSolo in Italia, secondo i dati raccolti dall’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica nel 2014 le rimozioni di tatuaggi sono state 12 mila.

E’ importante scegliere professionisti, infatti solo esperti del settore sono in grado di proporre tecniche moderne.

La tecnica che dà oggi i risultati migliori, nelle mani di un dermatologo esperto, è il laser.

Più precisamente il laser q-switchati (laser Q-S). Produce un impulso laser di brevissima durata in grado di distruggere, con trattamenti ripetuti, le cellule dove sono accumulati i granuli di pigmento.

Spezza i granuli di pigmento in frammenti più piccoli. Di diametro variabile da 10 a 100 millesimi di millimetro. Che vengono smaltiti nei liquidi corporei o da cellule macrofagiche della cute nel corso dei giorni e delle settimane successive.

Il trattamento con laser Q-S è doloroso.  Per ridurre il dolore viene di norma applicata della crema anestetizzante 30 minuti prima della seduta. Durante il trattamento viene applicato del ghiaccio sulla cute.

Necessarie più sedute

Va tenuto presente che il tatuaggio non scompare alla prima passata di laser. L’efficacia del trattamento, infatti, dipende dal colore, dalla profondità, dalla densità e tipo di pigmento e dal vostro fototipo di pelle.

Il laser è efficace sui colori scuri, quali il nero, il rosso, il verde. E’ meno efficace sui colori chiari come il giallo o l’azzurro. Inoltre non basta certo una sola seduta.

I tatuaggi professionali sono normalmente più difficili da rimuovere a causa della maggior profondità del pigmento e della sua elevata densità. I tatuaggi più vecchi sono più facili da eliminare rispetto a quelli più recenti, perché il corpo ha già eliminato una parte del pigmento.

Più è grande il tatuaggio, più tempo sarà necessario. Più la pelle è scura, più difficile sarà la rimozione. Difficile calcolare quante sedute saranno necessarie. nei casi più facili variano da 3 a 5, mentre in quelli più difficili si arriva a 8-12 sedute.

In una minima percentuale di casi il trattamento può addirittura non soddisfarvi. Anche il laser Q-S può non essere in grado di rimuovere tutto il tatuaggio.

Inoltre può lasciare cicatrici scure permanenti o iperpigmentazione. Soprattutto quando viene usato sul dorso della mano o dei piedi, sul volto, collo e decolté o sui genitali.

Gli esperti sconsigliano la rimozione a chi ha la tendenza a sviluppare cicatrici ipertrofiche o cheloidee. A chi presenta infezioni attive della pelle. Attenzione invece alle terapie farmacologiche in atto.

Dopo il trattamento

Dopo il trattamento si formano sulla pelle delle bollicine. Per cui è bene trattarla con unguenti antibiotici e applicare una medicazione occlusiva con garza vaselinata per uno o due giorni, fino alla formazione delle croste.

Ricordiamo che dopo il trattamento non potrete esporvi al sole o, peggio ancora, a lampade abbronzanti. Dovrete avere cura, nelle corso delle prime esposizioni, di utilizzare creme a filtro solare ad alta protezione (filtri 30+-50+).

In corrispondenza del tatuaggio rimosso potrebbe rimanere una sorta di ombra chiamata “fantasma del tatuaggio”. Sappiate che può durare alcuni anni o anche per sempre

Altre tecniche come la dermoabrasione, l’asportazione chirurgica, talvolta con autotrapianto di pelle, la criochirurgia possono venir prese in considerazione da un dermatologo esperto. Spesso però danno risultati meno soddisfacenti della tecnica laser e causano problemi estetici analoghi.

Possono comportare, esse stesse, esiti cicatriziali: la dermoabrasione o l’uso dell’acido tricloroacetico, ad esempio, possono lasciare cicatrici scure.

Cosa abbiamo imparato

Negli ultimi decenni la pratica di decorare il corpo con tatuaggi e piercing ha avuto un grande successo. Soprattutto tra i giovani. Più della metà di tatuaggi e piercing sono  fatti su persone con meno di 35 anni.

Hanno un valore simbolico molto importante. Sono sentito come elemento di creazione di identità. Per questo motivo moltissimi adolescenti ne sono attratti.

Dobbiamo sempre tenere presente che, se la richiesta e pressante, potrebbe celare vari disagi psicologici.

Farsi tatuaggi o piercing può esporre a importanti rischi sanitari. Prima di fare questa scelta bisogna pensarci bene.

L’atteggiamento dei genitori e degli insegnanti deve essere pacato, accogliente e non giudicante. Ascoltando e valutando insieme le motivazioni dell’eventuale pratica.

Nella scelta va tenuto presente che la rimozione può essere molto difficile e lasciare cicatrici o alterazioni del colore della pelle. Quindi pensiamo bene prima di fare tatuaggi o piercing.


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