Stress: dalla normalità alla malattia

Lo stress è di per sé un evento naturale, fisiologico e positivo.

Stress: dalla normalità alla malattia

Viene definito come la risposta di adattamento dell’organismo a qualunque esigenza a cui esso venga sottoposto.

Ci ha permesso per millenni di sopravvivere in un ambiente ostile. L’essere umano è sempre stato sottoposto stimoli ambientali, in particolare pericolosi.

Il cavernicolo di fronte ad un fattore ambientale allarmante, per esempio un animale selvaggio, doveva adattarsi velocemente: combattere o fuggire.

Aveva bisogno di un sistema di adattamento che lo mettesse nelle condizioni migliori di reagire e sopravvivere. Un sistema che gli permettesse di affrontare e superare ogni evento pericoloso.

Agli albori dell’evoluzione della specie umana tali reazioni erano utili all’uomo per prepararsi alla lotta fisica o alla fuga. Infatti la reazione dell’organismo allo stress è detta di attacco o fuga.

Lo stress è la normale risposta ad uno stimolo ambientale allarmante.

Percezione dei fattori ambientali nello stress

Lo stress è la normale risposta ad uno stimolo ambientale percepito come allarmante.

Ogni stimolo ambientale viene elaborato dal nervoso centrale.

Questa elaborazione produce una reazione emozionale, una specifica coloritura emozionale.

Se lo stimolo ambientale è pericoloso, si produce una coloritura emotiva, dei sentimenti negativi. Questi attivano lo stress, quella particolare reazione dell’organismo che gli permette di superare la situazione pericolosa.

Lo stesso stimolo ambientale può essere vissuto in maniera diversa da persona a persona. Il rintocco di campana, può suscitare gioia, allarme o tristezza in base a come viene elaborato dal nostro sistema centrale.

Se l’evento che affrontiamo viene interpretato come normale o addirittura appagante il nostro organismo non necessita di particolare adattamento. Non necessita di attacco o fuga.

Se l’evento viene avvertito come pericoloso il nostro organismo deve adattarsi rapidamente mettendo a disposizione tutte le condizioni adeguate per poterlo affrontare e superarlo.

E’ cioè importante il significato che lo stimolo assume per l’individuo.

Lo stesso stimolo ambientale può assumere una connotazione emotiva positiva in alcune persone e in altre negativa. Può non attivare o attivare una risposta di stress.

La stessa risposta emotiva negativa a fattori ambientali può inoltre essere diversa da persona a persona.

Vi può poi essere una difficoltà nel superare la connotazione emozionale negativa che persistono nel tempo. Determinando uno stress prolungato.

Queste differenze hanno una base genetica e una base legata alle diverse esperienze che abbiamo affrontato in precedenza.

Oggi non dobbiamo più lottare con animali feroci e non corriamo così come allora pericolo di vita.

Lo stress nella vita quotidiana

A differenza del passato siamo soggetti a reazioni di allarme, di stress, per fatti che non mettono in pericolo la nostra vita. Ma sono attività quotidiane, spesso eccessive e troppo assillanti che vengono percepite come negative e pericolose.

La vita nelle nostre società è frenetica. Piena di impegni, di obiettivi da portare a termine. Con difficoltà troviamo dei momenti di riposo e di relax. Questo stile di vita può favorire l’insorgere di reazioni emotive che cronicamente assumono coloritura negativa.

Il cervello attiva lo stato d’allerta per problemi con il partner, con il capo o per problemi di lavoro. Situazioni che si presentano in maniera incessante e vengono interpretate dal nostro sistema nervoso centrale come pericolose.

Sono presenti tutti i giorni quindi lo stress diventa cronico.

Questa condizione di stress cronico se prosegue nel tempo porta a vari livelli di disturbi fino all’esaurimento della capacità di reazione dell’organismo.

Il fattore ambientale che scatena la reazione di allarme e il conseguente stress psico-fisico può anche non essere reale.

Eustress e distress

Cioè che provoca danni psicofisici non è lo stress in se.

Lo stress non è da vedersi sempre come qualcosa da cui rifuggire.

Al giorno d’oggi si tende a distinguere lo stress in positivo detto “eustress” da quello in negativo detto “distress”.

Lo stress positivo o eustress è rappresentato da stimoli ambientali che determinano una reazione fisiologica, rapida. D’intensità che non raggiunge livelli eccessivi. E’ limitata nel tempo. Le pressioni ambientali che le provocano rientrano all’interno di un limite tollerabile.

In queste condizioni l’individuo supera il pericolo rapidamente. Attiva una reazione di adattamento alla situazione che consuma energia ma di breve durata senza arrivare alla fase di esaurimento. Si adatta e riparte.

Questo è lo stress positivo ed è rappresentato da tutti quegli stimoli fisici, fisiologici e psicologici, che tutto sommato rappresentano le piccole gioie e dolori della vita. Che hanno come risultato quello di mantenerci “vivi”, cioè in buona salute. L’eustress è una forma di energia utilizzata per poter più agevolmente raggiungere un obiettivo.

Il superamento di questo stress positivo determina energia che ci permette di continuare la nostra vita e anzi di goderci gli ostacoli superati. L’eustress determina il tono umorale positivo per affrontare i nostri impegni quotidiani.

Nel momento in cui tale fase di allarme è prolungata nel tempo, si passa da una reazione normale (eustress) ai disagi ad una patologica (distress).

È solo quando siamo sottoposti a situazioni stressanti troppo intense o di eccessiva durata che si manifestano dei problemi fisici e psichici.

In questo caso infatti i sistemi, sia fisiologici che psicologici, di cui ci ha dotato la natura per riportarci a una situazione di equilibrio non sono più sufficienti.

Distress

Quando per un periodo più o meno lungo si è sottoposti a situazioni che superano la nostra capacità di farvi fronte si parla di distress o stress negativo. Questo porta ad un esaurimento delle nostre energie. Della nostra capacità di adattamento (vedi immagine).

Necessita di un periodo di tranquillità e recupero dell’ energia.

Che visto il ritmo della nostra vita spesso non arrivano. Spesso il nostro organismo non riesce a trovare le emozioni positive giuste ed indispensabili a ricaricarsi.

Il distress si radicalizza come condizione quotidiana della nostra esistenza. Come modalità continua nell’affrontare i problemi della vita.

Il pioniere dello stress

Hans Selye nel 1936 è stato tra i pionieri degli studi sulla reazione allo stress.

Selye disse che “lo stress è la risposta strategica dell’organismo nell’adattarsi a qualunque esigenza, sia fisiologica che psicologica, a cui esso venga sottoposto. In altre parole, è la risposta aspecifica, adattativa dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso”.

Ha definito “Sindrome generale di adattamento” la somma di tutte le reazioni che si manifestano nell’organismo in seguito a prolungata esposizione ad uno stress.

Fisiologicamente si hanno tre fasi o reazioni:

  1. di allarme in cui sono mobilitate le difese dell’organismo, con tachicardia, aumento della pressione arteriosa, tensione muscolari, iperventilazione, sudorazione
  2. di resistenza, in cui le ghiandole surrenali preparano l’organismo per uno sforzo prolungato, rendendo i muscoli pieni di sangue e pronti a contrarsi, L’organismo tenta di adattarsi alla situazione, gli indici fisiologici si normalizzano. Nel caso in cui l’adattamento non sia sufficiente, inizia la terza fase
  3. di esaurimento, che subentra quando l’esposizione all’evento stressante si protrae in modo abnorme, l’organismo non riesce a mantenere così a lungo lo stato di resistenza e si producono patologie difficilmente reversibili e, nei casi estremi, la morte

Selye osservò i danni dovuti alla prolungata secrezione di glucocorticoidi, in particolare del cortisolo.

Reazioni psico-fisiche allo stress

Quando un fattore ambientale, un evento viene interpretato come negativo scatena una risposta di allarme. Questa ha importanti conseguenze psico-fisiche che conosciamo sempre meglio.

Tutte le alterazioni psicologiche e fisiche che l’allarme genera nel nostro corpo hanno lo scopo di prepararci nel migliore dei modi ad affrontare il pericolo (reale o presunto tale). Attraverso una lotta o una fuga.

Vengono attivate due vie (vedi immagine):

  1. una via chimica
  2. una via nervosa

La via chimica è legata alla stimolazione del sistema endocrino.

Alcuni nuclei del sistema nervoso centrale come l’amigdala stimolano l’ipotalamo e quindi l’ipofisi.

L’ipofisi secerne la vasopressina (ADH) e  ACTH.

L’ADH (o vasopressina) determina la ritenzione idrica e la costrizione dei vasi. Questi meccanismi servono a favorire l’afflusso di sangue al cervello, al cuore e ai muscoli.

L’ACTH agisce a livello della corteccia ghiandola surrenale causando il rilascio di cortisolo e aldosterone.

L’aldosterone agisce a livello renale determinando una potente azione di vasocostrizione con effetti analoghi a quelli della vasopressina

Il cortisolo

Il cortisolo è detto anche ormone dello stress.

È un ormone di tipo steroideo, derivante cioè dal colesterolo. In particolare appartiene alla categoria dei glucocorticoidi, di cui fa parte anche il corticosterone (meno attivo).

Effetti del cortisolo

Elenchiamo i principali:

  • mette a disposizione più glucosio al nostro organismo per consentirgli di far fronte alle aumentate richieste energetiche legate alla condizione di stress.
  • aumenta il glucosio nel sangue
  • riduce l’utilizzo del glucosio, risparmiandolo in particolare per il cervello
  • incrementa la produzione di glucosio da parte del fegato a partire da grassi e proteine
  • Reperisce questi substrati stimolando la proteolisi e la lipolisi ovvero quei processi catabolici che portano rispettivamente alla degradazione delle proteine in aminoacidi e dei lipidi in acidi grassi. I tessuti maggiormente “attaccati” sono muscoli ed osso.
  • incrementa la vasocostrizione favorendo la tendenza ad avere le mani fredde e sudate.
  • mantiene la pressione arteriosa grazie alla vasocostrizione
  • ha effetti antinfiammatori
  • ha effetti sul sistema immunitario
  • stimola la produzione di catecolamine
  • incrementa la vigilanza
  • genera stati d’ansia e paura
  • riduce l’aggressività e reattività (inibisce il testosterone)
  • induce comportamenti passivi di sottomissione ed evitamento

Sistema nervoso ortosimpatico

I nuclei centrali del sistema nervoso durante lo stress stimolano il sistema nervoso periferico ortosimpatico

L’attivazione dell’ortosimpatico determina stimolazione di vari organi viscerali (vasi, cuore, polmoni, muscoli, ghiandole).

Inibizione di altri organi viscerali (stomaco, vescica, intestino) la cui attivazione in un momento d’emergenza rappresenterebbe un eccessivo dispendio energetico.

Allo scopo di consentire un’azione di attacco-fuga.

Il sistema ortosimpatico determina un innalzamento della la pressione arteriosa e della frequenza cardiaca. Fenomeni che alla lunga possono danneggiare il cuore e le arterie. Abbassa le difese immunitarie.

Indebolisce la fertilità e la potenza sessuale. Altera la respirazione. Favorisce l’insorgenza di ansia e depressione. Ostacola le funzioni digestive. Alla lunga logora il cervello. Determina tensioni muscolari.

Stimolazione per via diretta della midollare del surrene che libera catecolamine: adrenalina, noradrenalina.

Il fatto che questo sistema sia sotto il controllo nervoso consente una risposta rapida ed immediata dell’organismo alla situazione di emergenza. 

Si tratta di una risposta ad alto dispendio energetico.

Catecolamine

Le catecolamine sono secrete dalla parte midollare della ghiandola surrenalica. Sono costituite da adrenalina, noradrenalina e la dopamina.

Vengono secrete sotto lo stimolo del sistema nervoso ortosimpatico e del cortisolo.

Effetti delle catecolamine

Adrenalina e noradrenalina agiscono insieme, ma su recettori diversi, determinando una attivazione:

  • Cardiovascolare: effetto stimolante sul cuore con aumento di frequenza, forza di contrazione, eccitabilità. Il tutto allo scopo di pompare più sangue (e nutrienti) ai tessuti.
  • Effetto di vasocostrizione dei distretti periferici ( si riduce il sanguinamento in caso di ferite, la cute diventa pallida e fredda) e vasodilatazione a livello di muscoli, cuore , polmoni (dove è necessario maggior apporto energetico)
  • Respiratorio: aumento della frequenza respiratoria (per incrementare gli scambi gassosi di O2 e CO2)
  • Muscolare: Aumento del tono e della forza muscolare
  • Metabolico: aumento della produzione di glucosio e iperglicemia, lipolisi (vengono mobilizzati i substrati energetici)
  • Termogenico: aumento temperatura e sudorazione
  • Pupillare: midriasi (consente una migliore visione anche al buio)

Effetti sul comportamento

L’eccesso di noradrenalina genera iperattività mentale e ipercontrollo. Mantiene l’ansia, la paura, la tensione mentale.

La persona vive in uno stato di controllo costante, di ansia cronica. Questa è sempre attiva e stimola la produzione di pensieri di controllo. Come se ad ogni istante potesse verificarsi un pericolo che tuttavia non esiste.

La persona non riesce a fermare i pensieri nemmeno in vacanza, o durante i rapporti sessuali. In quanto la sua mente è troppo attivata e non permette al corpo di attivare la serotonina e l’ossitocina (ormoni del piacere e del relax).

L’eccesso di noradrenalina da stress è fortemente connesso con l’insonnia.

In particolare con la difficoltà di “spegnere” la mente quando ci si addormenta. Con i risvegli notturni o mattutini anticipati in cui l’ansia stessa risveglia la persona e disturba il rilassamento profondo e piacevole del sonno.

È la radice neurofisiologica di tutti i comportamenti “tesi”, ”rigidi”, “controllanti” e “ansiosi” della personalità.

Questo stato  blocca le funzioni responsabili della percezione delle sensazioni, dell’attenzione, delle attività cognitive. Se siamo abituati a stringere pugni o la mascella difficilmente il nostro corpo sarà veramente rilassato.

Difficilmente la nostra mente percepirà le sensazioni con la stessa intensità dei veri stati di relax.

Inoltre, l’eccessiva attività cerebrale corrispondente a una eccessiva attenzione verso l’esterno. A scapito dell’ascolto dei bisogni del corpo. Ovvero una diminuita consapevolezza di se stessi.

Stress e malattia

Questo insieme di sollecitazione psicofisiche se si cronicizza logora la nostra salute.

La qualità di vita e il nostro benessere.

Si può assistere ad una evoluzione progressiva versi stati di profondi squilibri psichici e fisici.

Lo stress, o, per meglio dire, un suo elevato livello, determina, nell’individuo, reazioni emozionali, cognitive, fisiologiche e comportamentali inizialmente con carattere transitorio.

Cioè possono passare se si ritrova uno stile di vita adeguato e corretto.

Reazioni emozionali, cognitive, fisiologiche e comportamentali

Sono varie le alterazioni psico emozionali:

  • Tensione, insonnia, ansia, abbandono delle responsabilità
  • Difficoltà attentive e della concentrazione, confusione
  • Reazioni neurovegetative accentuate e protratte nel tempo (anomalie cardiovascolari, ipertensione, dispnea, cefalea, aumento della glicemia, sudorazione, bocca asciutta, parestesie, tic nervosi, tremori, disfunzioni gastrointestinali, lombalgie, tensione muscolare, manifestazioni dermatologiche
  • Abuso di fumo, alcool, caffè, psicofarmaci, turbe del comportamento alimentare, ridotto desiderio sessuale

Tali reazioni, se prolungate nel tempo, prima ancora di strutturarsi in sindromi più o meno ben definite possono determinare alterazioni del benessere dell’individuo con ripercussioni sulla qualità della vita familiare, sociale e lavorativa.

Alterazione del benessere/disagi alla qualità della vita

Il benessere e la qualità della vita vengono profondamente turbati:

  • Familiare e sociale
  • Abbandono degli impegni sociali
  • Allentamento dei legami di amicizia
  • Distacco dai legami familiari
  • Distacco dai ruoli e dalle responsabilità genitoriali, coniugali e filiali
  • Fuga dai rapporti sociali
  • Insofferenza verso i problemi familiari
  • Minore collaborazione nei progetti di vita
  • Peggioramento del rendimento scolastico dei figli
  • Problemi coniugali e divorzio
  • Promozione di azioni legali
  • Riduzione del guadagno
  • Scoppi di rabbia
  • Spese mediche
  • Violenza
  • Problemi psicologici dei figli
  • Comportamenti sleali
  • Eccessivo ricorso alla tutela assicurativa

Alterazione del benessere/disagi alla qualità della della vita lavorativa

Anche la vita lavorativa viene danneggiata:

  • Atteggiamenti di “fuga ” dal lavoro
  • Assenteismo cronico
  • Ritardo cronico
  • Pause prolungate
  • Infortuni ripetuti
  • Intolleranza del posto di lavoro assegnato
  • Ritardato ritorno da vacanze, permessi, missioni
  • Sonnolenza sul lavoro
  • Timore dei viaggi di lavoro

Decremento della performance

  • Aumentato numero di errori
  • Aumentato numero di prodotti inadeguati
  • Distruzione di strumenti di lavoro
  • Incapacità a completare il lavoro o a rispettare i termini di consegna
  • Diminuita capacità direttiva dei manager (capacità di fare e decidere)

Difficoltà nelle relazioni interpersonali

  • Incapacità a motivare i sottoposti
  • Incapacità collaborare con i colleghi
  • Rifiuto delle regole
  • Eccessivo appoggio sui supervisori
  • Esagerata critica dei superiori
  • Mancanza di socializzazione
  • Insufficiente comunicazione di informazioni
  • Eccesso di competitività

Malattie correlate allo stress

Quando lo stimolo stressogeno è intenso e prolungato nel tempo si possono generare disturbi psicosomatici, psicopatologici e comportamentali, più o meno stabili.

Va sottolineato che il termine disturbi psicosomatici indica ancora un concetto di dualismo corpo mente che la medicina contemporanea sta cercando faticosamente di superare. Il nostro organismo è un tutt’uno intimamente connesso.

Psichiatria, immunologia, neuroscienze ed endocrinologia stanno analizzando questi fenomeni in maniera rigorosamente scientifica, riproponendo l’unità del nostro organismo.

Azione dello stress nelle patologie

Il prolungarsi di vasocostrizione, ipertensione arteriosa, tachicardia, palpitazioni può mettere a dura prova il nostro sistema cardiovascolare contribuendo alla malattia ischemica, ai disturbi del ritmo e allo scompenso cardiaco (vedi immagine).

L’iperglicemia, la lisi di proteine e grassi a favore della formazione di glucosio possono favorire il diabete.

Le tensioni muscolari e la ridotta mineralizzazione ossea possono associarsi ad osteoporosi, a dolori articolari e muscolari.

La ridotta irrorazione dell’apparato gastrointestinale può favorire la malattia ulcerosa, dolori addominali e stipsi.

La stessa cosa può avvenire a carico della pelle con la comparsa di disturbi dermatologici.

Le alterazioni respiratorie possono essere collegate ad attacchi d’asma.

Possono comparire: cefalea, crisi emicraniche, disturbi dell’equilibrio, perdita di capelli, tremori, insonnia e profonda astenia, stanchezza.

Problemi sessuali e infertilità: l’elevata concentrazione di cortisolo provoca inibizione della secrezione degli ormoni sessuali in uomini e donne. Fanno da contorno nelle donne irsutismo e problemi del ciclo mestruale.

Obesità: con deposito di grasso su pancia collo e volto.

Alterazioni del metabolismo degli zuccheri, ipertensione arteriosa e obesità possono favorire l’insorgenza della sindrome metabolica.

Deterioramento della memoria e facoltà cognitive: livelli elevati di cortisolo cronico inducono compromissione e morte cellulare nella regione del cervello cosa che compromette la memoria e riduce le facoltà cognitive.

Lo stress cronico dovuto ad aumento stabile di catecolamine provoca una ipercolesterolemia, soprattutto nella componente delle lipoproteine ad alta densità (High-Density Lipoprotein, HDL-C) che rappresenta un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari.

Infine lo stress altera il funzionamento del sistema immunitario rendendoci più suscettibili ad infezioni e processi infiammatori cronici.

Per concludere

“Quello che conta non è l’eliminazione dello stress, che sarebbe come eliminare la vita, ma la sua gestione, per la quale non c’è una formula di successo uguale per tutti, anche se la strada da seguire è uguale per tutti: vivere in armonia con le leggi della Natura, stabilendo il proprio personale ritmo di marcia”

Hans Selye


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