Rabbia: emozione importante da conoscere bene

Ci sarà spesso capitato di vivere momenti di rabbia. Di esserne scossi. Vediamo come imparare a controllarla.

Rabbia emozione importante da conoscere bene

Qualcosa non va e un certo malessere inizia a nascere e muoversi dentro di noi, ci sentiamo irrequieti e nervosi.

I pensieri investono la nostra mente. Scorrono velocemente come un fiume in piena. Mentre pensiamo ci accorgiamo che il tono della nostra voce è tagliente, cupo, aggressivo.

Il battito inizia ad aumentare, la respirazione accelera, è irregolare. I muscoli sono in tensione, le mani bagnate di sudore.

C’è qualcosa o qualcuno che ci sta disturbando, qualcosa o qualcuno che ci sta facendo arrabbiare.

È così che ci si sente quando cominciamo ad innervosirci. Ci sentiamo minacciati e ci prepariamo all’attacco.

La rabbia

A livello psicologico la rabbia può essere definita come un’alterazione dello stato psichico, in genere suscitato da uno o più elementi di provocazione, capace di rimuovere alcuni freni inibitori, che, normalmente, stemperano le scelte dell’individuo coinvolto.

La rabbia scatta quando si incrina il proprio equilibrio interno. Vengono meno le difese. Si manifesta chiaramente un disagio. Una tensione crescente che sentiamo di dover scaricare al più presto per ritrovare uno stato di benessere.

Scaturisce quando si è oggetto di critiche e di offese o anche d’indifferenza da parte di altre persone. Ci arrabbiamo per la perdita di una persona, quando ci sentiamo abbandonati o quando ci sentiamo traditi.

È una risposta verso chi ci provoca un dolore. Verso chi ci ostacola nel raggiungimento di un obiettivo. Verso chi minaccia la nostra autostima e si prende gioco di noi.

Parliamo di una profonda irritazione accompagnata da parole o azioni incontrollate.

Il momento di rabbia può essere descritto come un istante in cui la ragione viene annebbiataSono indicative espressioni come “ha perso il lume della ragione”.

Le regole per un attimo non esistono, i buoni modi svaniscono. Nulla più esiste se non la manifestazione di questa forte energia distruttiva.

Questa emozione, nella sua manifestazione più forte, annebbia la capacità cognitiva dell’individuo. Limitando la possibilità di fare riflessioni su quanto sta accadendo, su cosa sia meglio dire o non dire in quell’istante.

Emozioni innate

Se torniamo indietro e guardiamo alla nostra vita, ci rendiamo conto di come ogni ricordo sia accompagnato da un’emozione.

Un’emozione segna e colora ogni attimo rendendolo unico. Fin da piccolissimi possiamo provare emozioni e siamo capaci di arrabbiarci.

Non c’è nessuno che appena nati ci insegni a ridere, ad avere paura o ad essere tristi. Nasciamo con queste emozioni e non sono solo innate, ma anche universali.

Esistono in egual modo in ogni parte del mondo. Sono invariate e identificabili sul volto di tutti gli esseri umani, a prescindere dalla cultura cui appartengono, dalla nazione e dalla lingua.

Le emozioni sono vita

Proviamo a pensare a come potremmo essere se non provassimo emozioni.

Saremmo macchine, privi di sfumature.

Molti studi dimostrano come le emozioni soprattutto quelle considerate primarie e fondamentali siano necessarie alla sopravvivenza.

Proviamo ancora a pensare a come saremmo, se d’improvviso non provassimo più gioia: diventeremmo aridi.

E se d’improvviso nulla più ci rendesse felici.

Se inaspettatamente la rabbia e la paura scomparissero.

Non saremmo più in grado di difenderci, perderemmo quel “campanello d’allarme” che ci avverte che siamo in pericolo e dobbiamo difenderci.

Sentirsi arrabbiati, come provare dolore, sono emozioni che turbano il nostro equilibrio per avvisarci di qualche minaccia e per permetterci di attaccarne la fonte.

Sono emozioni che nel momento in cui si manifestano, vanno ascoltate perché ci parlano.

Ci indicano che dobbiamo fermarci perché qualcosa forse non va.

È importante dunque riconoscerle e darle voce.

Come tutte le emozioni, anche questa, non è mai giusta o sbagliata.

C’è, e bisogna prenderne atto, comprenderla, e gestirla al meglio.

La rabbia ci fa sopravvivere

La rabbia è un’emozione universale perché esiste anche nella specie animale. Numerose ricerche infatti dimostrano come abbia le stesse finalità, sia nell’uomo che nell’animale.

In quanto insita nella reazione primordiale di lotta e di fuga.

La rabbia è radicata nei fondamentali meccanismi della sopravvivenza.

E’ facile riconoscere nel nostro cane la rabbia. Proviamo a togliergli il cibo, mentre affamato sta mangiando. Oppure a levargli i cuccioli o ad infastidirlo.

Proviamo ad invadere il suo territorio: sicuramente risponderà con la rabbia.

Questa è la stessa reazione che si riscontra nell’essere umano.

Quando gli viene negato il diritto di lavorare, si arrabbia perché avrà delle difficoltà a rocurarsi cibo. A difendere il suo territorio, nonché la sua famiglia. Sente che la sua sopravvivenza è minacciata.

Ecco cosa si intende quando diciamo che la rabbia è un’emozione fondamentale e utile per la sopravvivenza.

Quando rispondiamo in questo modo, dunque, ci stiamo difendendo.

Ci scagliamo, contro chi ci ha attaccato e spaventato e ci prepariamo al combattimento perché vogliamo proteggerci.

Emozione momentanea

La rabbia è un’emozione momentanea. Non è un tratto di personalità, ma una modificazione nell’atteggiamento della persona.

È un’emozione e come tale è improvvisa e breve, non a caso comunemente si parla di: “un attacco d’ira”, “un raptus”.

Per quanto veloce essa sia, anch’essa ha un processo: un inizio, una durata e una attenuazione.

L’arrabbiarsi provoca un’alterazione a vari livelli.

A livello neuro-fisiologico, a livello cognitivo, emotivo, comportamentale. Portando delle modificazioni nella mimica, nelle espressioni e nei gesti.

Le modificazioni fisiologiche consistono nell’accelerazione del battito cardiaco, aumento della tensione muscolare.

Nella sensazione soggettiva di calore e di irrequietezza e sono dovute all’attivazione del sistema nervoso autonomo.

Tutto ciò viene elaborato anche a livello razionale.

Questo ci permette di dare significato ed interpretare le situazioni scatenanti tali modificazioni fisiologiche.

A questo punto anche il nostro comportamento cambia: ci sentiamo pieni di energia e mettiamo in atto azioni di contrasto.

Aggrottiamo la fronte, lo sguardo diventa minaccioso, i muscoli si irrigidiscono e sono pronti all’azione. Lo stato emotivo cambia.

Ci sentiamo irrequieti, siamo cupi e sentiamo forte il bisogno di rivendicare qualcosa di cui siamo stati privati. Qualunque cosa sia: la propria automobile, il proprio posto di lavoro, la dignità, la libertà.

Reprimere la  rabbia

Chi riesce a mettere la sordina alla rabbia, non sempre ne ricava benessere.

Perché si tratta di un segnale molto importante: che qualcuno o qualcosa sta calpestando il nostro Io.

Reprimere le manifestazioni d’ira è nocivo alla salute psicofisica.

Depressione, problemi psicosomatici come l’ulcera e l’emicrania possono colpire i troppo accomodanti. Spesso alla rabbia apparentemente non si reagisce, ma non è detto che questo è realmente ciò che accade.

La mancata reazione può essere dovuta al negato contatto emotivo con il sentimento di rabbia. All’incapacità di sentire sul piano emotivo le emozioni.

Il sentimento di rabbia viene negato. La persona può, ad esempio mettere in atto atteggiamenti o comportamenti sostitutivi. Di copertura del sentimento negato.

Parliamo quindi di compulsioni (pensieri o comportamenti) e rituali (lavare le mani continuamente, controllare numerose volte di aver chiuso porte e gas).

Gridarla: pericoloso e inutile

Inghiottire la rabbia fa male.

Gridarla anche.

Diversi studi evidenziano come una buona percentuale dei casi di malattie cardiache sono dovute all’eccessiva perdita di controllo in una esagerata reazione fisica alla rabbia.

Chi esprime la rabbia si trova poi ad affrontare grossi disagi relazionali.

Soprattutto se a scatenare l’emozione sono conflitti con i genitori, partner e colleghi.

Di solito più intensa è la relazione, più violenta è l’aggressività che si scatena nei contrasti. Nel caso di rapporti affettivi importanti, le ferite che si infliggono nei momenti di rabbia continueranno a far male nel tempo.

Tenderanno a creare un circolo vizioso di offese e ripicche che finiranno per deteriorare il rapporto.

La rabbia nasce il più delle volte da incomprensioni o da esagerazioni. E’ poi poco probabile che con scoppi di collera si possano risolvere i problemi: al contrario rischiamo di aggravarli.

Inoltre esplodere di solito è inutile. Non risolve, ma perpetua il problema e, infatti, si tende poi ad arrabbiarsi di nuovo e ancora, per lo stesso motivo.

La rabbia va riconosciuta

Nella quotidianità di tutti i giorni, possono capitare piccoli avvenimenti per i quali si scatenano emozioni a volte sconosciute. Può capitare che un collega vi prenda in giro.

Che qualcuno trovi posto nel parcheggio che avevate visto voi. Molto spesso capita di avere a che fare con persone intelligenti. Che però allo stesso tempo si possono mostrare arroganti e incapaci di relazionarsi in maniera cortese ed educata con gli altri.

Questi soggetti sono privi di quella che in psicologia viene chiamata intelligenza emotiva. L’intelligenza emotiva può essere definita l’intelligenza del cuore.

Essere dotati di intelligenza emotiva vuol dire riconoscere i sentimenti.

Così da esprimerli in modo appropriato ed efficace. Si può esprimere proprie emozioni, anche negative evitando che l’interlocutore si senta aggredito. Essere diretti e sinceri non significa necessariamente ferire gli altri.

Perchè ci arrabbiamo

Perché un’automobile che ci impedisce di uscire da un parcheggio ci fa diventare folli di rabbia?
Certamente è una cosa che ci infastidisce, ma a meno che non stiamo vivendo una situazione di emergenza, non costituisce certo una minaccia alla nostra sopravvivenza.

Ad ognuno possono venire in mente episodi in cui ci si è sentiti “arrabbiatissimi” senza che ci fosse nessuna minaccia effettiva.

In realtà spesso la rabbia viene scatenata dalle nostre interpretazioni delle azioni dell’altro. Dai significati simbolici che vi attribuiamo.

Ad esempio posso pensare che il proprietario dell’auto che mi ostacola non ha alcun rispetto per me. Non ha pensato affatto al disagio che poteva arrecarmi. Che è un prepotente.

Questa catena di pensieri, che spesso si susseguono in modo automatico e inconsapevole, non fa altro che aumentare la mia rabbia.

Per cui quando finalmente arriva il proprietario dell’automobile io sono pronto anche alle vie di fatto. Con tutte le conseguenze negative del caso.

L’esempio sopra citato è importante per comprendere come non è il fatto contingente che ci fa irritare.

E’ il significato che noi diamo che ci fa “perdere le staffe”.

Questo aspetto riflette la difficoltà a cui si va incontro nel momento in cui si tenta di stilare una sorta di classificazione delle cause per cui ci arrabbiamo.

Una cosa senza dubbio è ben nota: che non c’è nulla che ci faccia infuriare di più di
quando qualcuno attacca qualcosa che sentiamo proprio e a cui siamo particolarmente legati.

Il punto di vista dell’altro

Spesso si sente dire “si è arrabbiato per niente”.

Ma su quale base si stabilisce che si sta trattando di un futile motivo?

E’ chiaro che chi fa questa affermazione, fa riferimento al proprio sistema di valori. Esclude la possibilità che ciò che per uno può essere “niente”, per un altro può rappresentare invece qualcosa di importante. Senza rendersi conto sta escludendo l’altro.

Forse potremmo smettere di credere che conta solo quello che è importante per noi.

Iniziare a prendere in considerazione l’idea che ognuno ha un proprio percorso di vita e si è costruito una propria costellazioni di valori, di cose in cui credere.

E’  fondamentale comprendere il punto di vista dell’altro per evitare incomprensioni e malintesi.

Stress e rabbia

Oltre a questo giocano un ruolo centrale anche altri fattori che ci rendono suscettibili alla rabbia.

Come il nostro vissuto, la nostra personalità, il periodo che si sta attraversando.

Ci sono periodi in cui ci sentiamo estremamente vulnerabili agli eventi. Dove basta veramente poco per farci reagire in modo inconsueto. Sentiamo che qualcosa non sta andando nel verso giusto e il nostro normale equilibrio si è incrinato.

In realtà non sta accadendo nulla di inspiegabile o di assurdo: stiamo attraversando un
periodo di forte stress.

Lo stress è uno dei fattori principali alla reazione di rabbia.

Sembrano proprio questi i periodi in cui si dà l’idea di arrabbiarsi per un non nulla.

Questo accade in quanto in questi momenti la nostra soglia di sopportazione (comunemente detta “pazienza”) è più bassa.

La reazione di rabbia quando siamo sotto stress è repentina ed immediata. Questo accade perché la nostra condizione è stata già messa precedentemente a dura prova.

Una qualunque cosa in questi momenti può rappresentare la cosiddetta “goccia che fa traboccare il vaso”.

Rabbia costruttiva

Il modo di gestire questo sentimento non è il medesimo in tutte le persone.

La differenza sta nella considerazione che ognuno ha di sé stesso. Uno stesso strumento può essere usato in modi differenti. La diversità d’impiego dipende da chi lo utilizza.

La rabbia in questo caso può essere uno strumento.

Non è sconforto, è un’energia.

Delle volte adirarsi può rappresentare uno stimolo a cambiare qualcosa.

A reagire e sfidare sé stessi.

Questo tipo di comportamento attivo e reattivo, questa rabbia costruttiva, viene sfruttata da chi crede in sé stesso, nelle proprie abilità e capacità. Da chi tiene alto il proprio livello di autostima e impiega gli strumenti per arrivare al successo e realizzare i propri obiettivi.

Rabbia distruttiva

Al contrario ci sono persone nelle quali prevale un forte senso di impotenza verso molti aspetti della vita. Sono coloro che hanno la profonda ed inconscia convinzione di essere senza possibilità. Di non poter influire sulle situazioni della vita.

Quindi di non poter fare nulla dato che si sentono inetti ed incapaci.

Essi non contando nulla, sono “impotenti” ad influire in qualunque modo sulle difficoltà che la vita comporta. Considerano le difficoltà stesse come un nemico che li minaccia e li mette in difficoltà.

Il senso d’impotenza in queste persone provoca l’instaurarsi di un potente sentimento di rabbia (inconscio).

Dietro la facciata rassegnata e il comportamento passivo la persona diventa furiosa contro di sé e contro gli altri. Tale furia si può scatenare da un momento all’altro anche in occasione di un fatto banale della vita quotidiana.

Questo forte sentimento diviene in questi casi uno strumento distruttivo e non più costruttivo.

Controllare la rabbia

Come già è stato detto, l’accumulo di stress, genera inquietudini, disagi e tensioni sia nella vita individuale che in quella di relazione con i membri della famiglia, gli amici, i colleghi di lavoro.

La gestione dei propri processi emozionali è la chiave per ridurre la tensione che si accumula quotidianamente.

La prima cosa da fare è chiedersi cosa può aver originato tale tensione.

Se si tratta di fattori esterni come eventi importanti o difficoltà di relazione può essere efficace una soluzione basata sulle cosiddette tecniche mentali.

Le tecniche mentali sono sistemi che controllano il malessere originato da eventi specifici
spiacevoli o da un generale stato ansioso. Come per esempio: l’ansia prima di un discorso, di un esame, o di una qualunque performance.

Tali tecniche sono:

  • Anticipare lo stress. I sistemi migliori sono: prepararsi psicologicamente all’evento, provare
    a riprodurre la situazione, analizzare cosa in particolare causi tensione e, qualora sia possibile, evitare la situazione stressante.
  • Ridurre l’importanza dell’evento. Ad esempio, quando ci sono prospettive di una promozione, di un ritorno economico o di una crescita personale si può generare tensione. Potrebbe essere utile sminuire la situazione. Convincersi che l’opportunità non è unica ma potrà ripresentarsi.
  • Ridurre l’incertezza. Se non si ha idea di cosa si stia prospettando, il rimedio è chiarire,
    laddove sia possibile, ciò che lascia perplessi.
  • Visualizzare. Si tratta di immaginare un posto nel quale ci si trovi particolarmente a proprio
    agio o di evocare un ricordo piacevole.

Spesso è unito a tecniche di rilassamento fisico.

Altre tecniche

Un’altra tecnica è la meditazione che permette di fissare la propria attenzione su qualcosa di specifico allentando così la tensione dei pensieri negativi.

Le modalità di meditazione più comuni sono: respirazione, fissazione di un oggetto , concentrazione su un suono.

Le tecniche fisiche, quali esercizio fisico, rilassamento muscolare e controllo del respiro, sono particolarmente utili quando la causa principale di stress viene dal nostro organismo.

Cioè da un’eccessiva tensione muscolare o da una produzione sovrabbondante di adrenalina.

Metodi efficaci nel lungo termine

Qualora lo stress fosse un fenomeno a più lungo termine, possono essere d’aiuto interventi sul sistema di vita. Piccoli assestamenti nell’organizzazione giornaliera o dell’attività lavorativa.

Tra i metodi più efficaci vi sono:

  • la gestione del tempo
  • la visione positiva
  • il controllo della propria vita
  • il miglioramento dell’ambiente

La gestione del tempo è uno dei modi più utili per ridurre lo stato di tensione soprattutto sul posto di lavoro. Favorisce, infatti, un miglior controllo sul trascorrere delle ore e di conseguenza una maggiore produttività.

Di fondamentale importanza è concentrarsi sui risultati e acquisire una serie di abilità quali:

  • capire il valore del tempo
  • stabilire delle priorità
  • riuscire a pianificare le attività da svolgere in base al tempo a disposizione, utilizzandolo quindi in modo più efficace
  • gestire ed evitare le distrazioni

Se si pensa di avere troppe cose da fare e di non farcela, bisogna provare a fare con calma una cosa alla volta. Tralasciando eventualmente quelle meno importanti. Non bisogna, quindi, perdere troppo tempo dietro alle piccole cose e sovraccaricarsi di lavoro.

Visione positiva

E’ importante riuscire ad avere un’attitudine positiva e cercare di vedere il lato favorevole delle cose.

Per farlo esistono piccoli rimedi come quello di valutare ciò che accade da una prospettiva vantaggiosa per sé e di affrontare i problemi con ottimismo.

Si potrebbe provare a vedere se c’è qualcosa che si può cambiare in modo utile. Oppure che si può controllare nella situazione in cui ci si trova.

E’ necessario, inoltre, acquisire la capacità di accettare e adattarsi ai cambiamenti, che sono una delle principali fonti di stress.

Controllo della propria vita

Per quanto riguarda il controllo della propria vita, può essere utile pianificare le attività in modo da poter affrontare i problemi con un certo anticipo.

Eventualmente evitarli o comunque affrontarli in modo più efficace.

Inoltre, per poter avere un buon controllo della propria vita, è vantaggioso darsi degli obiettivi che si possono raggiungere.

Dare priorità alle cose veramente importanti e migliorare i propri punti deboli.

Ancora, si può cercare di cambiare il modo in cui si reagisce allo stress. Cercando di controllare, soprattutto, le reazioni violente.

Essenziale è dormire a sufficienza. In quanto se non si riesce a riposare in modo adeguato, peggiora la percezione delle situazioni stressanti.

Miglioramento dell’ambiente

Un ambiente di vita e di lavoro poco piacevole e male organizzato può essere una delle principali fonti di stress.

Per migliorarlo può essere opportuno agire su alcuni fattori tra i quali:

  • la qualità  dell’aria
  • evitando di fumare negli ambienti chiusi
  • cambiando frequentemente aria, arricchendo gli ambienti di piante
  • migliorare l’illuminazione, in quanto una cattiva illuminazione affatica gli occhi e rende il lavoro più stressante
  • l’ordine, un minimo di ordine aiuta a lavorare meglio
  • il rumore, soprattutto se intenso rende difficile la concentrazione
  • l’arredamento, prestando attenzione al comfort del proprio ambiente

La valvola di sfogo

Un’altra tecnica utile alla gestione dello stato di tensione può essere quella di trovare una via
d’uscita, una cosiddetta “valvola di sfogo” allo stress.

Tale via d’uscita deve essere scelta secondo le proprie aspirazioni, le proprie ambizioni o i propri gusti.

In generale, è considerata una buona “valvola di sfogo” qualunque attività che consenta la libera creatività e che venga effettuata con libertà di tempo e luogo, cioè dove e quando si vuole.

Ottime valvole di sfogo possono essere l’attività fisica, le tecniche di rilassamento e gli hobby.

Conclusioni

La rabbia, in fin dei conti,è un fenomeno normale che appartiene alla vita di tutti i giorni,ed è ciò che fa scattare i naturali meccanismi di difesa.

Può essere paragonata al dolore,che è anch’esso una reazione istintiva che consente la sopravvivenza.

Come tutti i fenomeni deve avere un suo limite di guardia, superato il quale, può diventare inutile e pericoloso.

La rabbia fa ammalare.

Ad oggi è possibile affermare che esiste uno stretto legame tra lo stress e il cuore,e che un attacco d’ira può effettivamente portare ad un attacco cardiaco od a un ictus,in persone che presentano delle predisposizioni.

Gli effetti della rabbia,soprattutto quando questa è incontrollata, possono essere davvero devastanti.

Chi non riesce a frenare questa violenza può esserne vittima, al punto di morire,ma può anche a sua volta creare delle vittime. Quando si è arrabbiati si alza la voce contro la persona che si ha di fronte, si fanno insulti e atti violenti.

In quei momenti la mente è offuscata e si perde la lucidità.

E’ fondamentale, quindi,comprendere l’importanza di tecniche di gestione e di espressione di tale emozione.

E’ necessario dare voce alle emozioni soprattutto a quelle che si considerano forti e talvolta violente, per poterle liberare e non lasciarle in circolo dentro di noi.

In conclusione, conviene per la nostra salute imparare a riconoscere le espressioni della rabbia e saperle gestire in modo da evitare situazioni disastrose per il nostro equilibrio. Addirittura, qualche volta, anche per la nostra incolumità.

Non voglio essere in balia delle mie emozioni. Voglio servirmene, goderle e dominarle.

Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray.


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