Memoria: allenarla per non perderla

La memoria va allenata costantemente. In tutte le età della vita.

Memoria allenarla per non perderla

Possiamo in questo modo  prevenire attivamente il suo decadimento.

Cos’è la memoria

La memoria è la capacità di immagazzinare, conservare informazioni delle esperienze passate e di rievocarle, recuperarle per poterle utilizzare nel presente e nel futuro.

La memoria è presente, a vari livelli, in tutti gli esseri animali. La sua importanza sta nel fatto che non esiste alcun tipo di azione o condotta senza memoria.

Si può considerare inoltre la memoria come una delle basi che rendono possibile la conoscenza umana.

Proprio grazie al fatto che ricordiamo le informazioni possiamo avere la capacità di apprendimento.

Assieme ad altre funzioni mentali quali elaborazione, ragionamento, intuizione, coscienza.

I meccanismi fondamentali

I meccanismo fondamentali della memoria sono tre:

  1. Acquisizione e codifica: informazione ricevuta dalla nostra esperienza nella vita viene immagazzinata e trasformata in una informazione stabile. Viene quindi confrontata con le informazioni già immagazzinate, registrate. Il cervello mette la nuova informazione in rapporto con quelle già presenti al suo interno. La etichetta sulla base delle informazioni già acquisite.  
  2. Ritenzione: questa informazione viene immagazzinata in modo stabile e utilizzabile per un determinato periodo di tempo di tempo, più o meno lungo.
  3. Recupero: la capacità del nostro cervello di recuperare questa informazione immagazzinata. Il recupero dell’informazione può essere diretto, senza farci aiutare da elementi che facilitano questa operazione. Oppure il recupero è aiutato da un elemento che abbiamo associato all’informazione immagazzinata. L’elemento di aiuto può essere per esempio un’immagine oppure una emozione associata all’informazione immagazzinata

Classificazione della memoria

Si possono classificare i tipi di memoria in base al tempo in cui la nuova informazione rimane del nostro cervello:

  • memoria a breve termine
  • memoria a  lungo temine

Memoria a breve termine: è la capacità di conservare l’informazione appena raccolta per brevi periodi di tempo (qualche secondo fino ad un massimo di due minuti)

Serve come memoria di lavoro (es. calcoli mentali) oppure come  “stazione di transito” per la memoria a lungo termine.

Memoria a  lungo temine: è la capacità di conservare per lunghi periodi di tempo (da alcuni minuti a tutta una vita) le informazioni raccolte.

La memoria a lungo termine è utilizzata per ricordare parole e concetti. E’ legata alla comprensione del linguaggio. Utilizzata per esempio quando parliamo, leggiamo, studiamo, pensiamo.

Oppure per ricordare quello che è successo nella nostra vita. Oppure per fare azioni, comportamenti complessi e automatici, che si imparano con il semplice esercizio e utilizzate senza controllo della volontà.

Come per esempio andare in bicicletta.

Memoria ed invecchiamento

Perdere una parte della nostra memoria è una fase inevitabile del processo di invecchiamento. Si tratta soprattutto di particolari tipi di memoria. Come quella a lungo termine.

Per questo è importante distinguere tra ciò che è normale e ciò che invece non lo è nell’ambito dei vuoti di memoria. Per capire quando dobbiamo iniziare a preoccuparci.

Anche se molte persone anziane si lamentano perché stanno perdendo la memoria e si sentono frustrate perché dimenticano alcune cose, la maggior parte delle volte questi episodi non sono preoccupanti.

Perché con l’avanzare dell’età si producono dei cambiamenti nella memoria che non hanno niente a che fare con la demenza senile o l’Alzheimer.

Di fatto, durante la vecchiaia si sperimentano dei cambiamenti fisiologici. Che possono causare dei piccoli problemi nel funzionamento del cervello. Che fanno sì che ci sia bisogno di più tempo per imparare o ricordare (codificare, immagazzinare o accedere all’informazione).

Come e perchè invecchia il cervello?

Per un processo denominato apoptosi, cioè morte cellulare programmata, le cellule del cervello (i neuroni), a partire dai 30 anni, cominciano a degenerare (ovvero morire).

Dai 30 ai 75 anni il cervello arriva a perdere fino al 10% del suo peso. Fino al 20% del suo rifornimento di sangue.

Non solo, ma con l’invecchiamento si osserva anche una riduzione delle sinapsi (cioè delle connessioni tra i neuroni). La comparsa di alcune alterazioni della struttura cerebrale le placche senili e i grovigli neurofibrillari.

Come sono le funzioni mentali dell’anziano sano?

A partire dalla settima e ottava decade di vita e in maniera più accentuata dopo la nona, si verifica un progressivo e graduale indebolimento di alcune funzioni mentali.

Un esempio è rappresentato dal declino della memoria. Disturbo spesso accusato dalle persone anziane, anche in condizioni di normale efficienza funzionale.

L’invecchiamento si accompagna anche ad una riduzione nella velocità di elaborare le informazioni. Ad una diminuita efficienza dell’intelligenza fluida (la capacità di risolvere nuovi problemi).

Viene risparmiata, invece, l’intelligenza cristallizzata (l’esperienza).

In sintesi, con l’avanzare dell’età è normale non ricordare un numero di telefono. Il nome di una persona nota. Non avere più i riflessi pronti come in passato. Sebbene questi effetti dell’età possano impensierire, tuttavia essi esprimono un processo naturale. Sono compatibili con una vita autonoma e normale.

La buona notizia

La buona notizia è che il cervello è in grado di produrre nuovi neuroni a qualsiasi età, per cui non è detto che per colpa dell’invecchiamento ci sia una perdita significativa della memoria.

Ciò che accade, invece, è simile a quello che succede quando perdiamo forza muscolare. Questa diminuisce poco a poco, quando non usiamo i muscoli o non li alleniamo.

Lo stile di vita, le abitudini più o meno salutari e le attività quotidiane hanno una forte ripercussione sulla salute in generale, e sulla salute del cervello in particolare.

Preveniamo la perdita di memoria

A prescindere dall’età, ci sono molti modi in cui possiamo migliorare le abilità del nostro cervello e prevenire la perdita della memoria.

Di fatto, le stesse pratiche che contribuiscono a farci invecchiare in modo salutare e aiutano a mantenere una certa vitalità fisica, contribuiscono anche a mantenere attiva la memoria.

I consigli per prevenire la perdita della memoria sono validi in tutte le età della vita.

Consigli per prevenire la perdita della memoria

Fare esercizio fisico regolarmente: stimola lo sviluppo dei neuroni e riduce il rischio di problemi associati alla perdita della memoria, come il diabete o le malattie cardiovascolari.

Facendo esercizio è più facile mantenere sotto controllo lo stress e calmare l’ansia e la depressione, il che a sua volta contribuisce a mantenere un cervello sano.

Fare vita sociale: le persone che si mantengono in contatto con familiari e amici hanno un rischio minore di soffrire di problemi di memoria. Rispetto alle persone solitarie che non si relazionano con gli altri.

L’interazione sociale aiuta a mantenere attive le funzioni cerebrali che implicano alcune sfide per la mente (ricordarsi alcune date o particolari delle vite degli altri). Inoltre, come nel caso precedente, anche la vita sociale aiuta a prevenire stress e depressione.

Curare l’alimentazione: mangiare alimenti ricchi di antiossidanti aiuta a combattere l’ossidazione delle cellule, comprese quelle del cervello. Gli alimenti ricchi di grassi Omega 3 sono particolarmente buoni per il cervello e la memoria.

Tuttavia, consumare troppe calorie può aumentare il rischio di sviluppare una perdita della memoria e/o un deterioramento cognitivo. 

Bisogna anche evitare il consumo eccessivo di grassi saturi e grassi trans, che contribuiscono ad aumentare i livelli di colesterolo e, di conseguenza, il rischio di soffrire di malattie cerebrovascolari.

Stress, sonno e fumo

Tenere sotto controllo lo stress: il cortisolo, l’ormone dello stress, a lungo andare provoca danni al cervello. Può quindi causare problemi di memoria.

Ma anche lo stesso stress può danneggiare la nostra memoria. Perché c’è un’alta probabilità che le persone stressate o in ansia soffrano di lapsus di memoria o abbiano problemi di concentrazione e apprendimento, a prescindere dall’età.

Dormire a sufficienza: dormire è necessario per consolidare la memoria. Così come per il processo di formazione e immagazzinamento di nuovi ricordi che possano essere recuperati successivamente.

La mancanza di sonno, inoltre, rallenta la produzione di nuovi neuroni nell’ippocampo. Causa problemi di memoria, di concentrazione e di presa di decisioni. Può addirittura portare a soffrire di depressione e questa malattia, come abbiamo già accennato, è un’altra nemica della memoria.

Non fumare: fumare aumenta il rischio di soffrire di problemi cardiovascolari che possono causare ictus e ostruire le arterie che portano l’ossigeno al cervello.

Alcune strategie per mantenere il cervello attivo

Così come l’esercizio fisico aiuta a mantenere i muscoli agili, flessibili e forti, anche l’esercizio mentale che permette di mantenerci in buone condizioni.

Ecco alcune idee per allenare il vostro cervello:

  • Giocare a giochi di strategia, come gli scacchi o alcuni giochi di carte
  • Fare cruciverba, risolvere sudoku e giochi enigmistici
  • Leggere abitualmente
  • Imparare cose nuove, iscriversi a corsi di diversa natura in base ai vostri interessi
  • Suonare uno strumento musicale
  • Impegnarsi in un progetto che implichi uno sforzo di organizzazione (cura dell’orto, giardinaggio, bricolage, ecc.)

In ogni caso, se osservate una perdita della memoria frequente e per periodi di tempo prolungati, è bene consultare uno specialista che valuti la vostra situazione personale e vi proponga possibili soluzioni.

Nuove conoscenze sulla memoria

Abbiamo visto che il cervello è in grado di produrre nuovi neuroni a qualsiasi età.

La nascita di nuovi neuroni nella regione cerebrale dell’ippocampo è cruciale per la qualità e la precisione della memoria. Altrettanto importante è la loro integrazione nei circuiti cerebrali.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Neuron” da un gruppo di ricercatori dell’Harvard Stem Cell Institute (HSCI), del Broad Institute of Harvard e del Massachusetts General Hospital ha ora scoperto il meccanismo che favorisce la nascita di nuovi neuroni permettendogli di sostituirsi ai vecchi.

Aprendo così la strada a nuovi interventi per i problemi di memoria legati all’età.

L’ippocampo è una struttura cerebrale situata nel lobo temporale. E’ chiamato così perché la sua struttura ricorda un cavalluccio marino.

L’ippocampo si distingue dalle altre regioni del cervello per una particolarità: è lì che si generano nuovi neuroni per tutta la vita dell’individuo.

Per sopravvivere e funzionare correttamente, i neuroni di nuova formazione devono però competere con quelli vecchi. Lo studio ha chiarito i meccanismi che consentono ai nuovi neuroni di avere un certo vantaggio sui concorrenti vecchi.

Via via che il cervello matura, infatti, le connessioni tra i neuroni più vecchi diventano più forti, più numerose e più ramificate. Rendendo difficoltosa l’integrazione di nuovi neuroni.

Le cellule staminali neurali, inoltre, con il passare del tempo diventano meno produttive. Determinando un declino della neurogenesi.

È per questo che il cervello che invecchia diventa sempre meno efficiente nel mantenere separati i ricordi e sempre meno affidabile nel recuperarli.

La molecola alleata dei giovani neuroni

La molecola che favorisce i nuovi neuroni rispetto ai più vecchi ed organizzati si chiama Klf9.

Questa proteina aumenta con l’invecchiamento dei neuroni. E’ una proteina che danneggia l’attività dei neuroni, li rende più “stanchi” e meno attivi.

Viene così favorita la nascita di nuovi neuroni e la loro integrazione nell’ippocampo.

L’integrazione di nuovi neuroni ha una stretta connessione con la capacità di memoria.

I neuroni vecchi con molte connessioni ramificate tra di loro determinano una sovrapposizione di segnali che confonde la memoria. Per il soggetto è più difficile distinguere tra ricordi simili che si sono formati in momenti differenti.

I nuovi neuroni che si integrano portano con sé connessioni più precise che di avere una memoria più precisa, anche nell’età adulta e nella vecchiaia.

Gli autori dello studio ritengono che questi risultati potrebbero essere particolarmente utili, in prospettiva, per i soggetti che soffrono di problemi di memoria legati all’invecchiamento.

Conclusione

Negli ultimi decenni si è messo in evidenza come anche nel cervello vi siano delle possibilità di rigenerazione prima impensabili.

Per favorire queste potenzialità è necessario mantenerlo in allenamento costante. Nel corso di tutta la vita. Da bambini da adulti e anche nella terza e quarta età.

In esercizio fisico adeguato, un’alimentazione sana e un costante allenamento del nostro  cervello mettono prevengono il declino della memoria permettendoci una vita in pieno benessere anche da anziani.


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