Scoperto il misterioso legame tra stress e malattie cardiovascolari

Sappiamo da tempo che lo stress può influenzare la salute del cuore e delle arterie.

Scoperto il misterioso legame tra stress e malattie cardiovascolari

Può favorire l’insorgenza di infarti del miocardio e ictus cerebrali.

Non conosciamo però esattamente quali siano i meccanismi attraverso cui questo succede.

Il rapporto tra stress e salute di arterie è rimasto a lungo un mistero.

Ora parte di questo mistero viene svelato da una ricerca condotta dagli studiosi del  Massachusetts General Hospital (MGH) e della Icahn School of Medicine at Mount Sinai (ISSMS). Infatti hanno scoperto che a fare da connessione tra stress e malattie cardiovascolari sono l’amigdala e l’attività del midollo osseo.

L’attività dell’amigdala può anche predire il rischio di malattie cardiache e ictus.

I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati su “The Lancet“ nel numero uscito a gennaio 2017.

Lo stress

Lo stress è di per sé un evento naturale, fisiologico e positivo.

E’ la risposta di adattamento dell’organismo a qualunque esigenza a cui esso venga sottoposto. La risposta del nostro corpo agli stimoli ambientali.

L’essere umano è sempre stato sottoposto stimoli ambientali, in particolare pericolosi. Ci ha permesso per millenni di sopravvivere in un ambiente ostile.

Il cavernicolo di fronte ad un fattore ambientale allarmante, per esempio un animale selvaggio, doveva adattarsi velocemente: combattere o fuggire.

Aveva bisogno di un sistema di adattamento che lo mettesse nelle condizioni migliori di reagire e sopravvivere. Un sistema che gli permettesse di affrontare e superare ogni evento pericoloso.

Agli albori dell’evoluzione della specie umana tali reazioni erano utili all’uomo per prepararsi alla lotta fisica o alla fuga. Infatti la reazione dell’organismo allo stress è detta di attacco o fuga.

Ogni stimolo ambientale che percepiamo raggiunge il sistema nervoso centrale dove viene rielaborato, anche sulla base della nostra esperienza.

Questa elaborazione prima di portare ad una risposta, ad un comportamente, per esempio la fuga o la lotta, produce una reazione emozionale, una specifica coloritura emozionale.

Se lo stimolo ambientale è pericoloso o percepito come tale, si produce una coloritura emotiva, dei sentimenti negativi. Se lo stimolo ambientale è piacevole o percepito come tale suscità emozioni, sentimenti positivi.

Tutto dipende come viene elaborato e letto dal nostro sistema nervoso centrale.

Se l’evento che affrontiamo viene interpretato come normale o addirittura appagante il nostro organismo non necessita di particolare adattamento. Non necessita di attacco o fuga.

Se l’evento viene avvertito come pericoloso il nostro organismo deve adattarsi rapidamente mettendo a disposizione tutte le condizioni adeguate per poterlo affrontare e superarlo.

Stress positivo: eustress

Se una situazione ambientale è avvertita come pericolosa, produce allarme e paura come coloritura emotiva, si attiva la risposta allo stress. Dobbiamo recuperare tutte le energie possibili per superare l’evento segnalato come pericoloso.

Una volta superato questo pericolo reale o presunto tale, i meccanismi dello stress si dovrebbero spegnere. Dovremmo recuperare quelle energie perse per essere di nuovo pronti in caso di nuovo pericolo.

Se l’allarme che attiva i meccanismi dello stress è limitato nel tempo. Superiamo il pericolo. Lo stress si spegne. Abbiamo attivato una reazione di adattamento alla situazione che consuma energia ma di breve durata.

Il superamento del pericolo determina una sensazione di piacere, un tono dell’umore positivo. Questo unito al recupero delle energie, cioè ad un adeguato riposo, ci permette di continuare la nostra vita e anzi di goderci gli ostacoli superati.

Questo è lo stress positivo chiamato anche eustress.

Ha come risultato quello di mantenerci “vivi” e in buona salute.

Stress negativo: distress

Può però capitare che le situazioni ambientali che causano stress si prolungano nel tempo. Cioè le situazioni che avvertiamo come pericolose sono continue. Gli stimoli a cui siamo sottoposti sono eccessivi e continui. I meccanismi dello stress sono sempre attivi.

Non abbiamo il tempo per recuperare le energie perse. Di rilassarci e riposarci adeguatamente.

Andiamo incontro ad un esaurimento delle nostre energie.

Passiamo da situazioni di normale reazione (eustress) a situazioni di esaurimento cronico delle nostre energie. Andiamo oltre quelle che sono le nostre capacità di recupero.

In questo caso ci troviamo di fronte ad uno stress negativo chiamato anche distress. Come conseguenza si possono manifestare problemi fisici e psichici.

Rompiamo l’equilibrio che ci permette di attivarci, reagire, superare il pericolo, provare sensazioni piacevoli e recuperare le forze.

Non riusciamo più a trovare emozioni e sensazioni positive, indispensabili a ricaricarsi.

Il distress può diventare la condizione quotidiana della nostra esistenza. La modalità continua nell’affrontare i problemi della vita. Fino all’esaurimento totale delle nostre energie.

Lo stress nella nostra vita quotidiana

Oggi non dobbiamo più lottare con animali feroci e non corriamo così come allora pericoli di vita.

A differenza del passato, generalmente, siamo soggetti a reazioni di allarme, di stress, per fatti che non mettono in pericolo la nostra vita. Sono attività quotidiane, spesso eccessive e troppo assillanti che vengono percepite come negative e pericolose.

La vita nelle nostre società è frenetica. Piena di impegni, di obiettivi da portare a termine. Con difficoltà troviamo dei momenti di riposo e di relax. Questo stile di vita può favorire l’insorgere di reazioni emotive che cronicamente assumono coloritura negativa.

Il cervello attiva lo stato d’allerta per problemi con il partner, con il capo o per problemi di lavoro. Situazioni che si presentano in maniera incessante e vengono interpretate dal nostro sistema nervoso centrale come pericolose.

Situazione che essendo quotidiane possono portarci a vivere di continuo stress che diventa negativo. Perché ci esaurisce.

Il distress diventa cronico con pesanti ripercussioni sulla nostra salute psichica e fisica.

I meccanismi dello stress

Quando un fattore ambientale, un evento viene interpretato come negativo scatena una risposta di allarme. Vengono attivati meccanismo che ci permettono di preparare il nostro corpo ad affrontare e a superare il pericolo.

Vengono attivate due vie (vedi immagine):

  • una via chimica
  • una via nervosa

La via chimica è legata alla attivazione del sistema endocrino. Alcuni nuclei del sistema nervoso centrale stimolano l’ipotalamo e quindi l’ipofisi.

L’ipofisi secerne la vasopressina (ADH) e l’ormone adrenocorticotropo (ACTH).

L’ADH (o vasopressina) determina la ritenzione idrica e la costrizione dei vasi. Questi meccanismi servono a favorire l’afflusso di sangue al cervello, al cuore e ai muscoli.

L’ACTH agisce a livello della corteccia ghiandola surrenale causando il rilascio di cortisolo e aldosterone.

L’aldosterone agisce a livello renale determinando una potente azione di vasocostrizione con effetti analoghi a quelli della vasopressina.

Il cortisolo è detto anche ormone dello stress.

I nuclei centrali del sistema nervoso durante lo stress stimolano il sistema nervoso periferico ortosimpatico.

L’attivazione dell’ortosimpatico determina la stimolazione di vari organi viscerali vitali (vasi, cuore, polmoni, muscoli, ghiandole). L’inibizione di altri organi meno vitali (stomaco, vescica, intestino) per risparmiare energia.

Il sistema ortosimpatico determina un innalzamento della la pressione arteriosa e della frequenza cardiaca. Determina tensione muscolare.

Stimolazione per via diretta della midollare del surrene che libera catecolamine: adrenalina, noradrenalina.

Il fatto che questo sistema sia sotto il controllo nervoso consente una risposta rapida ed immediata dell’organismo alla situazione di emergenza.

Si tratta di una risposta ad alto dispendio energetico.

Azione dello stress continuo

Fino ad oggi sapevamo che il prolungarsi degli effetti del cortisolo, delle catecolamine e del sistema nervoso periferico ortosimpatico favorisce l’insorgenza di malattie cardiovascolari.

Si ha infatti uno stato di prolungata vasocostrizione, ipertensione arteriosa, tachicardia.

Di aumento della glicemia nel sangue, consumo di proteine e grassi.

Lo stress cronico dovuto ad aumento stabile di catecolamine provoca ipercolesterolemia.

Con aumento del colesterolo cattivo e dei trigliceridi e riduzione del colesterolo buono.

Altera il funzionamento del sistema immunitario favorendo i processi infiammatori cronici.

Determina insonnia e profonda astenia, stanchezza.

Favorisce il deterioramento della memoria e di altre facoltà cognitive: come l’attenzione, la capacità di risolvere problemi e di ragionare correttamente.

Questa situazione se perdura nel tempo favorisce l’insorgenza di:

Tutti fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, cioè infarto del miocardio e ictus cerebrali.

L’esatta sequenza di meccanismi che dallo stress porta al rischio cardiovascolare aumentato è però rimasta fino ad ora un mistero.

Cosa ha scoperto lo studio americano

Grazie allo studio di cui parliamo oggi si aggiungono importanti tasselli che ci permettono di capire la connessione tra stress e malattie cardiovascolari.

La ricerca ha coinvolto 293 adulti con un’età media di 55 anni. I soggetti non erano affetti né malattie cardiovascolari né da tumori noti.

Questi soggetti sono stati sottoposti ad una accurata valutazione dello stress percepito attraverso questionari.

Sono state quindi valutate attraverso avanzate tecniche di imaging (risonanza magnetica funzionale e PET/CT): l’attività cerebrale dell’amigdala, l’attività del midollo osseo, l’infiammazione delle arterie del cuore. La produzione della PCR attraverso prelievo di sangue.

Amigdala

L’amigdala è un nucleo (uno a destra e uno a sinistra) localizzato nella parte più profonda e antica del cervello.

Sappiamo che svolge un ruolo importante nella connessione delle emozioni con le funzioni cognitive cioè con il pensiero.

Soprattutto si attiva in risposta della paura. Quindi delle situazioni ambientali percepite come pericolose, da cui difendersi.

Sapevamo che è soprattutto dall’amigdala che partono i segnali che avviano i meccanismi dello stress prima descritti. Cioè la secrezione di cortisolo, catecolamine e l’attivazione del sistema nervoso periferico ortosimpatico.

Non era chiara la sua connessione con l’infiammazione e l’aterosclerosi. Condizioni alla base delle malattie cardiovascolari.

I risultati dello studio

I ricercatori hanno evidenziato come dopo l’attivazione dell’amigdala, in condizioni di stress, viene attivato il midollo osseo.

Il midollo osseo è deputato alla formazione delle cellule del sangue. Sotto lo stimolo dell’amigdala produce più cellule del sistema immunitario proinfiammatorie. Cioè che hanno la tendenza a formare infiammazione.

Subito dopo l’attivazione del midollo, attraverso la PET si evidenzia una attività a livello delle arterie del cuore.

Questo vuol dire che le cellule del sistema immunitario prodotte dal midollo arrivano a livello delle arterie iniziando un processo infiammatorio. Si eleva anche la PCR, prodotta dal fegato quando vi è una infiammazione in atto.

Secondo gli scienziati lo stress può attivare l’amigdala. Che porta alla produzione aggiuntiva di cellule immunitarie dal midollo osseo. Che a loro volta possono influenzare le arterie, causando infiammazione.

Questo processo nel tempo contribuisce alla formazione e alla progressione dell’aterosclerosi. Questo è il fenomeno fondamentale che unito all’ipertensione e all’ipecolesterolemia potrebbe portare ad un evento di malattia cardiovascolare, come un infarto o ictus.

Gli scienziati hanno anche evidenziato come tanto maggiore è l’attività dell’amigdala tanto più alto è il rischio di un evento cardiovascolare.

Lo studio è estremamente importante perché per la prima volta viene evidenziato nell’uomo come l’iper funzionamento di un nucleo del cervello (l’amigdala) porti ad un aumento di infiammazione a livello del cuore.

Collegando così cervello e cuore. In particol modo stress e arterie coronariche. Predisponendo a complicanze cardiovascolari.

Lo studio potrebbe fornire nuove informazioni su come ridurre le malattie cardiovascolari legate allo stress.

Cosa abbiamo imparato

Da tempo sappiamo che un eccesso di stress cronico può danneggiare il cuore. I meccanismi attraverso cui questo avviene non era noti.

Sapevamo che lo stress produce aumento della secrezione di cortisolo, catecolamine e attiva il sistema nervoso ortosimpatico. Provocando ipertensione arteriosa e aumento del colesterolo cattivo.

Dopo questo studio sappiamo che lo stress attraverso l’attivazione dell’amigdala, attiva il midollo osseo. Questo produce più cellule del sistema immunitario con capacità infiammatorie. Subito dopo queste cellule raggiungono le arterie coronarie e qui sviluppano infiammazione della parete e delle arterie.

Questo processo nel corso del tempo avvia e aumenta la formazione di aterosclerosi che danneggia la parete delle arterie. Predisponendo alle complicanze della malattia cardiovascolare , cioè l’infarto del cuore e presumibilmente l’ictus cerebrale.

Per la prima volta si è dimostrato nell’uomo il nesso tra stress ed infiammazione. Tra cervello e cuore.

Quindi, a maggior ragione, se vogliamo bene al nostro cuore impariamo a gestire lo stress negativo.


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