Depressione: conosciamola per affrontarla

In Italia circa 1,5 milioni di persone soffrono di depressione

Depressione conosciamola per affrontarla

Il 12% della popolazione italiana (più di 7 milioni) ne ha sofferto, nel corso della vita, almeno una volta.

Secondo le previsioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nell’anno 2020 la depressione sarà la seconda causa di disabilità. Dopo quelle cardiovascolari, in tutto il mondo, Italia compresa.

La depressione costituisce una delle più frequenti cause di consultazione medica. E’ al quarto posto nella classifica delle diagnosi dopo l’ipertensione, il diabete e le bronchiti.

Il Disturbo Depressivo è fonte di sofferenza, oltre per chi ne soffre, anche per i familiari. Tenendo conto che, per ogni paziente, ne sono coinvolti almeno due-tre, il numero delle persone coinvolte indirettamente è di 4-5 milioni.

Le sindromi depressive colpiscono soprattutto la popolazione over 65. Il numero di anziani depressi è destinato ad aumentare per il progressivo invecchiamento della popolazione.

Per quanto riguarda la diffusione in rapporto al sesso, le donne, soprattutto nella fascia d’età compresa tra i 40 e i 50 anni, sono colpite in misura doppia rispetto agli uomini.

Le statistiche dicono che, se una persona ha avuto un episodio depressivo, nel 50% dei casi ne avrà un altro nell’arco della sua vita.

Che cos’è la depressione

La depressione è un disturbo del tono dell’umore. Funzione psichica importante nei processi di adattamento. L’umore nelle persone non affette da depressione ha la caratteristica di essere flessibile.

Vale a dire flette verso l’alto quando ci troviamo in situazioni positive e favorevoli. Mentre flette verso il basso nelle situazioni negative e spiacevoli.

Nella depressione il tono dell’umore perde la sua flessibilità. Si fissa verso il basso e non è più influenzabile da situazioni esterne favorevoli.

I pregiudizi sulla depressione

Delle persone che soffrono di depressione solo una su quattro consulta lo specialista che la cura, cioè lo psichiatra, a causa della presenza di pregiudizi molto radicati.

Primo tra tutti il fatto che la depressione è vissuta con un senso di vergogna e di colpa. Per cui vi è la tendenza a non parlarne e a tenerla nascosta il più possibile.

Un altro riguarda la figura dello psichiatra. Può essere così esemplificato: “Lo psichiatra cura i matti: se mi rivolgo ad uno psichiatra, sono anch’io matto o sono considerato tale”.

Altro pregiudizio è che gli psicofarmaci siano dannosi e danno dipendenza. In realtà la terapia farmacologica può essere dannosa solo se assunta senza l’assistenza dello specialista.

Questo preconcetto, come quello secondo cui gli antidepressivi danno dipendenza, sono figli dell’assimilazione, tra psicofarmaci e sostanze stupefacenti. In realtà è scientificamente dimostrato che gli antidepressivi non danno dipendenza. Che la loro sospensione, graduale e controllata, non determina alcuna astinenza.

Altro pregiudizio molto diffuso è ritenere che sarebbe sufficiente uno sforzo di volontà per superare il disturbo depressivo. Tale pregiudizio prescinde dal livello sociale, culturale ed intellettivo.

E’ compito del medico sottolinearne la falsità e i danni conseguenti. Poiché va ad alimentare nei pazienti i già presenti sensi di colpa.

L’insieme di tali pregiudizi spiega i motivi per cui solo un paziente su quattro riceve una diagnosi corretta e una cura adeguata. Pregiudizi profondamente radicati nel tessuto connettivo della società,

I sintomi della depressione

La depressione è caratterizzata da una serie di sintomi, tra cui è costante l’abbassamento del tono umorale.

Nelle fasi più lievi o iniziali vi è incapacità di provare sensazioni positive o una spiccata labilità emotiva. Nelle fasi acute il disturbo dell’umore è invece evidente e si manifesta con vissuti di profonda tristezza. Dolore morale, senso d’inutilità, disperazione. Associati alla perdita dello slancio vitale e all’incapacità di provare gioia e piacere.

I pazienti avvertono un senso di noia continuo. Non riescono a provare interesse per le normali attività. Provano sentimenti di distacco e inadeguatezza nello svolgimento del lavoro abituale. Tutto appare irrisolvibile, insormontabile.

Quello che prima era semplice diventa difficile. Tutto è grigio, non è possibile partecipare alla vita sociale, nulla riesce a stimolare interesse. Il paziente lamenta di non provare più affetto per i propri familiari.
Di sentirsi arido e vuoto, di non riuscire a piangere.

Nella depressione sono frequenti i disturbi dell’alimentazione. Che possono manifestarsi sotto forma di perdita o aumento dell’appetito.

Nel primo caso i pazienti perdono gradualmente ogni interesse per il cibo che sembra privo di sapore. Mangiano sempre di meno fino al punto di dover essere stimolati ad alimentarsi. Lamentano bocca amara e ripienezza addominale.

Alimentazione e sonno

La riduzione dell’assunzione di cibo può determinare un marcato dimagrimento. Nei casi più gravi, stati di malnutrizione tali da costituire delle vere e proprie emergenze mediche.

In alcuni quadri depressivi può essere presente, al contrario, l’aumento dell’appetito e il conseguente incremento di peso. Favorito anche dalla riduzione dell’attività motoria.

I disturbi del sonno sono molto frequenti. L’insonnia è una delle principali manifestazioni della depressione.

Si caratterizza per i numerosi risvegli, soprattutto nelle prime ore del mattino. Il depresso riferisce di addormentarsi velocemente. Di svegliarsi dopo poco, di non riuscire più a addormentarsi. Di essere costretto ad alzarsi alcune ore prima rispetto all’orario abituale.

In altri casi può essere presente un disturbo opposto al precedente, l’ipersonnia. Cioè l’aumento delle ore di sonno. Il paziente dorme anche 16-18 ore il giorno. Ciò ha un significato difensivo nei confronti della sofferenza depressiva.

Depressione e rischio di suicidio

La consapevolezza della propria aridità affettiva. Della propria inefficienza portano a sentimenti di autosvalutazione o di colpa. Talora accompagnati dall’incessante rimuginare sui propri presunti errori e colpe del passato.

Il futuro appare privo di speranza e il passato vuoto, inutile e pieno di errori commessi. Talora il depresso ritiene
se stesso responsabile dei propri disturbi e dell’incapacità di guarire. Si giudica quindi indegno per la propria condotta, la propria pigrizia e il proprio egoismo.

Nei 2/3 dei pazienti sono presenti pensieri ricorrenti di morte. Nelle fasi iniziali del disturbo il depresso ritiene che la vita non valga la pena di essere vissuta. Successivamente inizia a desiderare di addormentarsi e non svegliarsi più.

Di morire accidentalmente, ad esempio in un incidente stradale. Nei casi più gravi il suicidio è lucidamente programmato con piani minuziosi. Fino alla messa in atto del gesto.

Il rischio di suicidio deve sempre essere preso in considerazione. Dalla sua valutazione dipende la possibilità di terapia farmacologica ambulatoriale o la necessità di optare per il ricovero.

Sintomi associati

Ai sintomi depressivi sono spesso associati sintomi della serie ansiosa. E’ presente anche il calo del desiderio sessuale. Che si presenta in genere nelle prime fasi della malattia. Spesso sono inoltre presenti disturbi  gastrointestinali e/o cardiovascolari.

Forme Cliniche

Il Disturbo Depressivo può manifestarsi in varie forme cliniche.

Di seguito le più frequenti:

  • Episodio Singolo: questa categoria diagnostica comprende i pazienti che hanno avuto un unico episodio depressivo che si manifesta, di solito, intorno ai 55-60 anni, circa dieci anni più tardi rispetto agli altri sottotipi. Spesso compare in relazione ad eventi esistenziali di notevole impatto emotivo o a malattie fisiche
  • Disturbo Depressivo Ricorrente
  • Disturbo Depressivo Minore
  • Disturbo Depressivo Maggiore

Secondo il DSM- IV è possibile fare diagnosi di Disturbo Depressivo Maggiore quando sono presenti i seguenti sintomi:

  • tono dell’umore depresso
  • perdita di appetito con perdita superiore al 5% del peso corporeo nel giro di un mese o
    aumento dell’appetito con conseguente aumento ponderale
  • disturbi del sonno quali insonnia o ipersonnia
  • agitazione o rallentamento psicomotorio
  • senso di spossatezza conseguente a mancanza d’energia psichica
  • sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi e inappropriati
  • netta riduzione della capacità di pensare, concentrarsi o prendere decisioni
  • pensieri ricorrenti di morte

Quando sono presenti almeno cinque dei suddetti sintomi, da almeno due settimane, si può quindi parlare di disturbo depressivo in fase acuta e si rende necessario l’intervento dello specialista.

La depressione maggiore è detta anche unipolare. Va differenziata dai disturbi bipolari caratterizzati da fasi di depressione e fasi maniacali. I disturbi bipolari hanno una evoluzione e una terapia diversa dalla depressione unipolare.

Le cause della depressione

Il Disturbo Depressivo è determinato da un insieme di concause sia di natura biologica sia conseguenti ad eventi esterni.

Fattori ereditari

Gli studi finora effettuati hanno fornito risultati che non sono ancora in grado di chiarire le
basi genetiche della depressone. La strada è comunque aperta e nel futuro avremo dati sempre più importanti.

Avere genitori con disturbi dell’umore comporta un doppio fattore di rischio. Alla possibilità di ereditare la predisposizione biologica si aggiunge la maggiore probabilità che si verifichino alterazioni dello sviluppo conseguenti al vivere in un ambiente disturbato.

Eventi della vita

I fattori esterni sembrano esercitare la loro influenza in particolare sull’esordio dei primi episodi depressivi. Man mano che il disturbo progredisce, le crisi appaiono sganciate da fattori ambientali. È noto che alcune malattie e l’assunzione di farmaci o sostanze possono precedere l’insorgenza di un episodio depressivo.

Questi fattori, come quelli ambientali, non rappresentano vere e proprie “cause” in grado di produrre la patologia. Ma fattori che ne facilitano l’insorgenza in soggetti predisposti.

I fattori ambientali possono causare stress

Il termine “stress” è stato introdotto in medicina da Selye nel 1936. Egli ha definito “Sindrome generale di adattamento” la somma di tutte le reazioni che si manifestano nell’organismo in seguito a prolungata esposizione ad uno stress.

Tale Sindrome è organizzata in tre fasi successive:

  • la prima, di allarme, in cui sono mobilitate le difese dell’organismo
  • la seconda, di resistenza, in cui l’organismo è impegnato a fronteggiare l’evento stressante
  • la terza, di esaurimento, che subentra quando l’esposizione all’evento stressante si protrae in modo abnorme, l’organismo non riesce a mantenere così a lungo lo stato di resistenza e si producono patologie difficilmente reversibili e, nei casi estremi, la morte

Di fronte ad un pericolo si attiva la reazione di stress che ha la funzione di permetterci di affrontare il pericolo e superarlo. L’attivazione dello stress è un evento naturale che rientra nei meccanismi della vita. Ci ha permesso per millenni di sopravvivere in un ambiente ostile.

Come funziona lo stress

Lo stimolo ambientale viene elaborato dal nervoso centrale. Questa elaborazione produce una reazione emozionale, una specifica coloritura emozionale. La reazione emotiva dipende da come il nostro sistema nervoso interpreta il fattore ambientale. Se vien interpretato come normale o addirittura appagante non parte l’attivazione dello stress.

Se viene avvertito come pericoloso, si genere una reazione emozionale negativa che a sua volta attiva la secrezione di ormoni. Sono coinvolti gli ormoni dell’asse ipofisi-corticosurrene, con produzione di cortisolo. In realtà la risposta è più complessa, è “risposta multi-ormonale”.

L’attivazione degli ormoni permette al nostro organismo di affrontare al meglio la condizioni ambientali di pericolo. Quindi a favorire la sopravvivenza dell’organismo stesso.

La reazione di stress “ottimale”, fisiologica è rappresentata da condizioni di attivazione e disattivazione rapida. D’intensità che di rado raggiunge livelli eccessivi e che è limitata nel tempo.

Lo stesso stimolo ambientale può essere vissuto in maniera diversa da persona a persona. Il rintocco di campana, può suscitare gioia, allarme o tristezza in base a come viene elaborato dal nostro sistema centrale.

E’ cioè importante il significato che lo stimolo assume per l’individuo.
Lo stesso stimolo ambientale può assumere una connotazione emotiva positiva in alcune persone e in altre negativa. Può non attivare o attivare una risposta ormonali.

La stessa risposta negativa a fattori ambientali può inoltre essere diversa da persona a persona. Vi può essere una difficoltà nel superare la connotazione emozionale negativa che persiste nel tempo insieme all’attivazione ormonale.

La vita nelle nostre società è frenetica. Piena di impegni, di obbiettivi da portare a termine. Con difficoltà troviamo dei momenti di riposo e di relax. Questo stile di vita può favorire, in alcune persone, l’insorgere di reazioni emotive che cronicamente assumono coloritura negativa.

Con una produzione ormonale di allarme continuo, cronico. Spesso se l’esposizione all’evento stressante prosegue nel tempo può causare, dopo l’allarme e la resistenza, l’esaurimento della capacità di reazione dell’organismo.

Quindi sulla base di una predisposizione genetica molti individui non sono in grado di reagire nel modo corretto a diversi stimoli ambientali. Soprattutto quando questi sono continui e vissuti come negativi.

Questo porterebbe ad una continua coloritura emotiva negativa con conseguente produzione cronica di ormoni. Che può perdurare nel tempo portando con se tutti i sintomi della depressione.

Depressione e infiammazione

Da circa venti anni vi sono molti studi che sottolineano una correlazione tra infiammatoria cronica e depressione. Soprattutto in rapporto con il nostro stile di vita occidentale frenetico, tipico delle società ricche (vedi immagine).

Il dato dell’aumento del livello del cortisolo nel 50% dei pazienti ha portato a considerare nella fisiopatologia della depressione non solo i disturbi endocrini, ma anche l’infiammazione, Costituendo il cortisolo stesso un possibile importante anello di congiunzione.

Peraltro, l’infiammazione potrebbe rappresentare il nesso comune tra la depressione e gli altri stati morbosi che spesso si associano a essa. Come la malattia coronarica o la demenza o la depressione post-partum.

Oppure molte malattie caratterizzate da uno stato immunitario alterato, vedi l’artrite reumatoide e le malattie infiammatorie intestinali. Tutte patologie aggravate dallo stress psicologico.

Lo stress, sia acuto che cronico, è in grado di sbilanciare il profilo immunitario. Con aumento di citochine infiammatorie come IL-6 e TNF alfa.

L’alimentazione ricca di carni, di latticini e zuccheri, incrementa l’infiammazione con aumento della IL-6 e della proteina C reattiva (PCR). Mentre sappiamo che la dieta mediterranea è antinfiammatoria e protettiva.

L’attività fisica, svolta con regolarità è in grado di controllare l’infiammazione. Inoltre di agire direttamente sull’umore con il rilascio di sostanze cannabinoidi.

L’obesità è un’altra condizione fortemente correlata alla depressione attraverso un rapporto bidirezionale. Nell’obeso si crea un circolo vizioso che vede principalmente coinvolti l’alterazione dell’asse ormonale dello stress e lo stimolo infiammatorio. Derivante dal tessuto adiposo in eccesso.

Anche l’abitudine al fumo porta alla produzione sia di citochine proinfiammatorie (IL 6 e TNF alfa) che di radicali liberi.

Lo squilibrio del ritmo sonno-veglia, che è tipico della depressione e che l’aggrava. Anche in questo caso, troviamo un eccesso infiammatorio con gli stessi mediatori e marker: IL- 6, TNF alfa, PCR.

Vi è poi la dimostrazione nei pazienti depressi di un significativo aumento delle citochine immunitarie sia nel sangue periferico sia nel liquido cerebrospinale. Con aumenti delle proteine della fase acuta, delle chemochine, delle molecole di adesione. Dei mediatori dell’infiammazione come le prostaglandine.

Problemi terapeutici

Uno stile di vita sano ed equilibrato costituisce un importante elemento di prevenzione e cura della depressione. Alimentazione adeguata, attività fisica regolare, controllo del peso ci permettono di affrontare gli impegni stressanti in maniera positiva e non negativa.

La terapia farmacologia ha fatto grandi progressi. I primi antidepressivi, quelli di seconda e terza generazione e la profilassi delle ricadute hanno modificato radicalmente le potenzialità terapeutiche.

La realtà clinica dei disturbi del tono dell’umore è comunque molto complessa. E’ necessario adattare la strategia terapeutica ad ogni singolo caso. In riferimento al tipo di antidepressivo da utilizzare e alle modalità e tempi di somministrazione. Così come avviene nel trattamento di pazienti con altre patologie quali ipertensione, diabete, cardiopatie.

Nelle depressioni maggiori è opportuno prescrivere antidepressivi a dosi adeguate e per un periodo di tempo lungo. Anche dopo la risoluzione del quadro clinico. Per evitare una precoce riattivazione della sintomatologia.

Nel futuro gli studi sulla genetica e sul complesso intreccio tra ormoni e infiammazione porteranno a nuovo approcci terapeuti. Come per esempio l’uso di molecole antinfiammatorie.


Se clicchi sulle frasi azzurre sottolineate si apre un link.
Se hai trovato interessante questo articolo condividilo oppure

No Responses

Lascia commenti ed idee sul post